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La guerra del grano ha portato i prezzi come erano 30 anni fa

La guerra del grano ha portato i prezzi come erano 30 anni fa

Guidi (Confagricoltura): non si può perdere la filiera italiana E il lavoro di tanti agricoltori continua ad essere bistrattato

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«Non si può perdere la filiera italiana del grano, la nostra pasta è l'emblema rappresentativo del made in Italy nel mondo. Non è più accettabile che un quintale di pasta costi al consumatore 180 euro e un quintale di grano duro sia pagato 18 euro al produttore».

Queste le parole di Mario Guidi, presidente nazionale di Confagricoltura che aggiunge: «In tutta Italia continua la protesta e si svolgono manifestazioni. Il solo comparto del grano duro ( più di 200 mila aziende e 1.300.000 ettari investiti), sta vivendo una crisi profonda, si ritrova senza garanzie, con ricavi inferiori ai costi, importazioni massicce dall'estero con la beffa che il nostro prodotto nazionale è pagato meno di quello importato, norme inefficaci che regolano il mercato mondiale, controlli sanitari pressoché inesistenti nei porti, limiti notevoli della capacità di stoccaggio, incognite delle nuove semine, contrapposizione con commercianti e industria molitoria e pastaia che ha caratterizzato gli ultimi mesi».

«Confagricoltura ha avanzato richieste precise per contrastare la crisi del comparto, alcune da attuare nell'immediato - prosegue Guidi – come la definizione di regole precise e compartecipate, sia dalla parte agricola sia dalle parte industriale per gli accordi di filiera; la condivisione in tempo reale delle informazioni commerciali; l'istituzione di un efficiente e innovativo sistema telematico che consenta di fissare un prezzo nazionale giornaliero, sulla base di contratti realmente siglati in alternativa alle commissioni locali. Da prevedere poi interventi strutturali, sulla logistica e sui sistemi di tracciabilità del prodotto che rendano merito alla qualità».

Fra i tanti cori di protesta non potevano mancare gli agricoltori dell'Emilia Romagna che da mesi denunciano una perdita che oscilla dai 100 ai 300 euro ad ettaro del prezzo del grano, «sceso a livelli di trent'anni fa».

Questo il commento di Pier Carlo Scaramagli, presidente di Confagricoltura Ferrara «la raccolta nazionale 2016 è stata molto generosa, con 5,5 milioni di tonnellate è la più abbondante degli ultimi dieci anni, così l'industria molitoria si dovrà rivolgere all'import solo limitatamente, ma c'è troppa speculazione finanziaria sulle materie prime, non c'è regolamentazione e ancora troppo import da Paesi extraeuropei dove vengono tuttora usati prodotti fitosanitari che da noi sono vietati ormai da anni. Nella nostra regione sono 205 mila gli ettari coltivati fra grano tenero e grano duro, dei quali ben oltre un quarto in provincia di Ferrara, ma il sistema agricolo non può sopportare oltre quotazioni così basse; il mondo agricolo deve avere la capacità di generare valore e reddito, invece il grano italiano è pagato meno di quello importato. La produzione cerealicola della provincia di Ferrara ha registrato valori proteici medi per il grano tenero fra i più alti in Italia e altrettanto premianti sono le rese per il nostro frumento duro: non è più accettabile che il lavoro di tanti agricoltori continui ad essere bistrattato e pagato come trenta anni fa».

Andrea Tebaldi

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