Mamma Maria Teresa pietrificata dal dolore
La donna ha dato parere favorevole alla donazione, il ruolo dello zio Dino mediatore con medici ed amici
GORO. Parla Dino, parla per tutti, le sue parole sono quelle di tutti. Forse parla lui perché è il più forte, da queste parti gli uomini hanno la buccia dura. Dino è lo zio di Nico Mantovani, il 23enne dichiarato ieri cerebralmente morto e la madre del quale ieri sera, con una generosità per la quale è difficile trovare aggettivi, ha autorizzato l’avvio delle pratiche per l’espianto degli organi. Dino, assieme agli altri familiari, è all’ospedale Sant’Anna di Cona. Qui è rimasto praticamente tutta la giornata di ieri. A confortare la sorella, Maria Teresa Pennini, la mamma di Nico. E proprio a proposito della mamma di Nico, ci dice: «Guardi, io la farei parlare “volentieri” con sua mamma, ma Maria non riesce ad aprire la bocca ed a proferire parola. Parli con me».
Quello dello zio Dino è il ruolo di un tragico portavoce, perché è lui, tra l’altro, a fare anche da tramite tra gli amici di Nico (che oramai hanno saputo) e il reparto, i medici, i familiari. Il pensiero va a quel tragico inizio giornata, alle 3 di venerdì, l’altro ieri. A quanto è emerso infatti Nico pare sia uscito di strada da solo e nello schianto sembra non siano rimasti coinvolti altri mezzi. Solo dopo gli accertamenti si potrà dire con esattezza che cosa è accaduto quella notte. Il ragazzo da 8 mesi viveva a Goro, dalla nonna. Si era trasferito dopo la morte del padre, scomparso lo scorso anno dopo aver lottato contro una grave malattia. «Qui ogni minuto è quello buono per sperare in una chiamata, in una notizia positiva. Quando il telefono suona sobbalziamo tutti. È un'attesa estenuante, un momento delicato», avevano detto i familiari sospinti da quella ragione che non ti molla mai. Quando ancora qualche bagliore di speranze si vedeva, all’orizzonte. Poi il buio e solo il buio. Il giovane lavorava da qualche tempo come magazziniere in un'azienda che opera in campo ittico, la Finpesca di Porto Viro (in provincia di Rovigo). Solitamente lavorava nel turno del pomeriggio. Il suo turno, quella sera maledetta, andava dalle 14 fino a sera tardi. Sono ancora in corso accertamenti da parte dei carabinieri di Lagosanto, che dovranno stabilire l’esatta dinamica della tragedia. Forse un colpo di sonno ha tradito Nico, forse una disattenzione. Áncora non si può dire. (m.puli.)
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