«Partita con troppi divieti». I negozianti sono infuriati
La cliente di una parrucchiera vede passare la sua auto sul carro attrezzi. Il negozio di frutta deserto, mai successo in 31 anni. Ma c’è chi ci guadagna
FERRARA. C’è qualche rotellina ancora da oliare nel meccanismo che tenta di tenere assieme ordine pubblico e vita quotidiana nei dintorni dello stadio, quando gioca la Spal. Anche ieri, a distanza di oltre due mesi dal complicato esordio con il Vicenza, a partire da metà mattina i Vigili urbani e gli addetti alla sicurezza hanno iniziato a chiudere le vie attorno al “Mazza”, prima con le transenne e poi, per quanto riguarda il lato est, da dove sarebbero poi arrivati oltre 500 tifosi ospiti, anche con le barriere in continuo che impediscono il passaggio pure di ciclisti e pedoni. A quell’ora, erano più o meno le 10.30, le vie Piave, Vittorio Veneto, Cassoli e traverse erano sostanzialmente deserte, e faceva un po’ effetto osservare in un contesto del genere l’assemblaggio di un apparato di contenimento e sicurezza con decine di agenti mobilitati. Poi è cominciato il carosello dei carri attrezzi arancioni, se ne sono visti almeno tre in contemporanea, per portar via le auto in sosta vietata, e con loro le proteste.
«Mi sono vista passare sotto il naso la mia auto agganciata al carro attrezzi, sono corsa fuori con i capelli bagnati avvolti nel “turbante” ma con la vigilessa non c’è stato nulla da fare» raccontava Giulia, 23 anni, cliente della Intrecci Parrucchieri: era la sua prima volta in via Ortigara, è finita con 100 euro in meno (tanto costa, più o meno, il recupero dopo una rimozione). Ne è seguito un chiarimento tra una pattuglia della municipale e le titolari del negozio, spalleggiate appunto dalle clienti. Gli agenti a spiegare che da metà settimana, due volte al giorno, si mettono gli avvisi sui tergicristalli delle auto, e questo vale in particolare per le poche partite ad alto rischio come quella con il Brescia; le frequentatrici del negozio a ribattere che gli orari cambiano tutti i sabati, le clienti non abitano lì e così si fatica a frequentare i negozi della zona. «Sono qui da 31 anni, ho sopportato di tutto in zona Gad ma le ordinanze per la Spal mi stanno mandando in crisi, e tener chiuso il sabato per chi fa il mio mestiere è tremendo» confessa la titolare Enrica Marchetti.
Le ‘vittime’ delle ordinanze, in effetti, più che i residenti sembrano i frequentatori dei negozi. Spostandosi di qualche centinaio di metri, in via Fortezza, la musica in effetti cambia di poco. «Una signora è dovuta volare fuori in tutta fretta, altrimenti gli portavano via l’auto: potrebbero fare il giro dei negozi prima di agire - si lamentava Marco Gessi, titolare di un negozio di frutta e verdura - Ho aperto 31 anni fa e non mi era mai capitato il negozio deserto come nei sabati con la Spal. I miei clienti anziani venivano da fuori, in auto, e adesso non possono avvicinarsi. Chiuderemo il traffico a mezzogiorno, ci avevano detto, e invece... ». Fuori, sotto un albero, si accumulano i rifiuti di giornata dei negozi, che non hanno cassonetti dove essere smaltiti: anche loro devono sparire per motivi di ordine pubblico, la notte prima della partita. C’è anche chi con la Spal in B ci guadagna, come lo storico negozio di alimentari di via Fortezza che nei giorni di partita vende «20-30 panini in più, ci conviene tenere aperto fino alle 14». I bar della zona s’iscrivono senz’altro a questa categoria, seppure con qualche eccezione: le serrande del Bar Piave sono rimaste abbassate tutto il giorno, ieri, con l’ordinanza di sospensione della Questura in bella evidenza, perché vendeva alcol ai tifosi anche a ridosso delle partite.
Meccanismi da oliare, appunto.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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