Si chiude la Porta Santa. Un anno di confessioni
Colloquio col vescovo Negri alla vigilia della conclusione dell’anno di Misericordia.
«Anche sui profughi ciascuno deve prendersi le responsabilità che può reggere»
FERRARA. Un giubileo diffuso, che non avrà reso felici i bottegai romani ma ha riempito duomi e confessionali. A Ferrara, con una energia inattesa. «Un popolo che di solito va spronato alla fede, che fa chilometri d'auto per raggiungere i centri commerciali, ma è pigro quando si tratta di andare a messa se non è sotto casa e all'orario giusto, questa volta è scattato", testimonia monsignor Luigi Negri, raccontando di una risposta forte dall'intero territorio alla chiamata sulla Misericordia.
Alla vigilia della chiusura delle Porte Sante di Ferrara e Comacchio – nelle diocesi una settimana prima che a Roma, affinché il rito non sia oscurato da quello vaticano – in Curia è tempo di bilanci. Spirituali e terreni.
Quello del vescovo, tracciato in un colloquio con la Nuova, parte dal riscontro della grande capacità pastorale di papa Francesco. «Quest'Anno Santo – dice monsignor Negri - ci ha fatto incontrare la Misericordia di Dio che si fa storia con Cristo».
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Un evento che per tutti noi è quasi impossibile da concepire: è così oltre ogni possibilità di immaginare, da essere puro mistero. Ma, è questo l'elemento fondamentale della riflessione, la Misericordia incontra l'uomo, lo incontra in Cristo con la Chiesa. Dio incontra il peccatore e lo salva». Quello che il presule traccia è un percorso di salvezza spirituale che per sua natura non può essere passivo; l’individuo è sempre libero di scegliere. «In questo senso – sottolinea Negri – la Misericordia trova terreno nella Riconciliazione». Il sacramento della confessione, dunque. «Fuori da quell'esperienza si può parlare e straparlare, ma non c'è spazio d'azione per la misericordia. La misericordia agisce a partire dal riconoscimento del male, solo quando il peccatore si pente».
Il giubileo che sta per chiudersi è stato soprattutto questo, un nuovo impulso alle confessioni. «Il nostro popolo ha riscoperto il mistero della penitenza. Abbiamo confessato molto, moltissimo, in questi mesi. E credo che la familiarità con il confessionale sarà un'eredità di questo Anno Santo. Solo un papa come Francesco poteva ideare un giubileo sulla Misericordia e io gliene sono grato, perché ha portato frutti per il presente e per il futuro». L’auspicio, in Curia, è che i fedeli che domani precederanno in processione il loro vescovo, per l’ultima volta uscendo dalla Porta Santa, possano tornare presto a varcare l’accesso delle proprie parrocchiali. Che la Misericordia sia faro quotidiano, per la Chiesa come per ogni cattolico.
Dalle enunciazioni ai fatti. Che posizione ha il vescovo sull'accoglienza dei profughi? «L'idea del "tutti dentro" e l'idea del "tutti fuori" sono due assunti ideologici e, come tali, risposte irrealistiche. Bisogna che ciascuno si prenda le responsabilità che può sopportare». La chiesa che fa? «La nostra diocesi fa quel che può. Con le strutture riconducibili al mondo cattolico, a partire dalla Caritas, oggi accoglie circa 270 persone». Conti alla mano si tratta di oltre un quarto dei richiedenti asilo ospitati in provincia di Ferrara, uomini e donne a cui assieme ad un tetto e ai pasti viene assicurata anche una serie di attività educative e di responsabilizzazione. «L'accoglienza è solo il primo passo. L'integrazione – chiosa monsignor Negri – è un cammino lungo, segnato dalla condivisione di valori, che non sono né ideologici, né confessionali, ma quelli su cui si fonda la comunità».
Ma qual è il pensiero del vescovo sulle barricate di Gorino? «Su quella vicenda – risponde – vanno comprese le diverse posizioni. Le informazioni al paese doveva essere date con chiarezza, le istituzioni non possono trattare i cittadini da sudditi. La maggior parte di quelli che sono stati definiti razzisti in realtà non ce l'aveva con gli stranieri, ma era stizzita per come la comunità era stata trattata. Tanto è vero che dopo le spiegazioni ci sono stati rapidi passi indietro». Non c’è spazio per le discriminazioni, in chiesa; né in un verso, né nell’altro.
«Per la Chiesa accogliere è dovere evangelico – conclude Negri – Io non posso far preferenze, io devo aiutare gli italiani e gli altri allo stesso modo; è San Paolo a ricordarmelo. Pure non si può arrivare a quelle forme odiose di discriminazione al contrario. Io guardo poco la televisione e capisco che certe situazioni possano essere cercate ed esasperate, ma vedere gente buttata fuori di casa per non essere riuscita a far fronte al mutuo e, a pochi passi, villette nuove, chiuse, in attesa di essere assegnate ai migranti, fa male».
Luca Traini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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