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Gad, la rivolta degli Insorgenti

Gad, la rivolta degli Insorgenti

Ieri sit-in con Riprendiamoci Ferrara. Raccolte firme per la legalità

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«Abbiamo cominciato a organizzare dei presidi per risvegliare gli italiani sulle problematiche del quartiere e per dire che nessuno deve avere paura di manifestare le proprie idee. Non siamo tutelati, dobbiamo difendere gli spazi in cui viviamo e difenderli».

Così Emiliano De Angelis, di Riprendiamoci Ferrara, gruppo che ieri insieme a Insorgenti Ferrara ha organizzato il presidio con gazebo in piazza Toti, ha spiegato lo scopo della manifestazione, durante la quale sono state anche raccolte le firme dei cittadini che denunciano il degrado del quartiere Giardino. Durante il presidio, controllato dalle forze dell’ordine, i due gruppi hanno anche parlato con i cittadini, e nel colloquio è emerso il disagio dei residenti.

«Gli abitanti non riescono più a portare fuori i cani nel parco o i bambini a giocare, perché persone di varie etnie li importunano, facendo battute, o disturbando le persone e i cani. Gli episodi di microcriminalità sono quotidiani, la situazione è pesante da un paio d’anni. Bisogna scendere, spiegare al cittadino che lui ha il potere, che si traduce nell’avere coraggio e nel riprendersi gli spazi. Non è questione di razzismo, a noi interessa la legalità», afferma De Angelis. Alberto Ferretti, di Insorgenti, spiega che questo presidio è solo il primo di una serie. Già sabato 19 è stata organizzata una manifestazione davanti alla Prefettura in corso Ercole d’Este, in contemporanea con altre 15 città di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia, «per dire basta all’accoglienza business», spiega Ferretti.

«Il presidio lo volevamo fare al Grattacielo, ma per motivi di sicurezza non abbiamo potuto. Sono venuti tanti cittadini, soprattutto anziani e donne, che hanno detto di avere paura. Chi ci rimette sono i più deboli».

Le firme raccolte in questi presidi informativi delle due associazioni saranno portate alla giunta comunale «per dire che la situazione è insostenibile, e che l’accoglienza va gestita in modo diverso», sostiene Ferretti.

Veronica Capucci

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