Quasi un secolo di tentativi per l’autostrada dell’acqua
La predisposizione del canale navigabile nel tratto di Po tra Revere e Ferrara, oggetto del maxi-appalto dell’Aipo, è solo un tassello del disegno finalizzato a trasformare il grande fiume in un asse...
La predisposizione del canale navigabile nel tratto di Po tra Revere e Ferrara, oggetto del maxi-appalto dell’Aipo, è solo un tassello del disegno finalizzato a trasformare il grande fiume in un asse di trasporto merci e dal polo di Milano all’Adriatico, attraverso l’Idrovia ferrarese, cioè il collegamento tra la biconca di Pontelagoscuro e Porto Garibaldi ancora soffocato da diverse strozzature. Attualmente il collegamento con il mare è parzialmente garantito dall’Idrovia Veneta ma lo spostamento verso il porto di Ravenna consentirebbe di decongestionare il polo di Venezia e servire due petrolchimici. Non a caso le origini del progetto sono quasi secolari, visto che i lavori di sistemazione a corrente libera nel tratto tra Foce Mincio e Cremona cominciarono addirittura nel 1921, e sono da realizzare interi tratti come quello verso Milano.
Il tronco da Pontelagoscuro a Foce Mincio, interessato dall’appalto Aipo, non è stato stabilizzato dai dragaggi perché il tracciato ha una sinuosità generalmente limitate con curvature modeste, e le golene piuttosto piccole non facilitano la fissazione dell’alveo che è condizione base per la navigabilità e pure la difesa degli argini.
La storia dell’Idrovia ferrarese è ancor più intricata. Il tronco iniziale, fino al collettore di Baura, venne progettato nel 1921 da Giovanni Boicelli, ma la sua costruzione iniziò solo nel 1932. Il progetto originale prevedeva che il Burana proseguisse fino a Migliarino, Codigoro e il mare, con tanto di porto a Ferrara e nuovo porto marittimo da mettere in opposizione a quello di Ravenna, ma non decollò mai pienamente. Il tronco tra Fiscaglia e Porto Garibaldi venne terminato nel 1968, ma nel frattempo la costruzione di numerosi ponti che limitarono parecchio la larghezza e l’altezza libera della luce navigabile. La nuova conca di Valpagliaro, nel 1978, segnò la conclusione virtuale del progetto, ma l’abbassamento dell’alveo del Po mandò contemporaneamente in crisi la biconca di Pontelagoscuro, bloccando la navigazione per diversi mesi l’anno. Le punte di traffico vennero toccate negli anni tra il 1967 e il 1874, con 600mila tonnellate l’anno, ma da decenni di fatto i trasporto Po-Adriatico sono dirottati su canale Po-Brondolo, con uscita in mare a Chioggia o Venezia.
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