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Profughi, nuovo fronte a Monestirolo

Profughi, nuovo fronte a Monestirolo

Lodi (Lega Nord) accusa: «Trattati come bestie», e fa intervenire carabinieri e Asl. Il nostro sopralluogo negli alloggi. Gli ospiti: tutto ok

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FERRARA. La Lega Nord torna all’attacco sul tema dell’accoglienza dei profughi, ma questa volta da un punto di vista del tutto inedito. A scatenare l’indignazione dell’esponente del Carroccio Nicola “Naomo” Lodi è la soluzione abitativa adottata per quindici migranti a Monestirolo, e che il leghista definisce senza mezzi termini «al limite della decenza». Tutto è nato, ha spiegato ieri alla stampa, da una segnalazione che lo ha indotto a informare i carabinieri che, a loro volta, hanno chiesto un’ispezione dell’Asl.

Ma prima ancora delle verifiche igienico-sanitarie, svolte ieri mattina, lunedì 15 novembre Naomo aveva organizzato personalmente un “blitz”, con tanto di documentazione fotografica” negli alloggi della discordia, visita da che lo hanno portato alle seguenti osservazioni: «In un appartamento vivono quattro donne nigeriane, di cui una incinta, e tre bambini, nell’altro di sono quattro ragazzi cingalesi. Quelle non sono strutture salubri: i muri sono completamente ammuffiti, il pavimento è più che umido, è allagato. Queste persone vivono blindate dentro, mangiano e dormono nella stessa stanza, in una condizione che non esito a definire di schiavitù». A muovere la sua denuncia, assicura, «non ma la politica, ma per interrompere una situazione che non può andare avanti, perché lì non ci può vivere nemmeno un animale». Poi annuncia una imminente interrogazione in Regione da parte del suo collega di partito, Alan Fabbri, e conclude: «Quello che ho visto a Monestirolo è l’emblema del fallimento dei progetti di accoglienza Sprar».

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L’Asl dunque ieri mattina, 15 novembre, ha svolto un sopralluogo e eseguito delle misurazioni, per fornire poi una relazione ai carabinieri. In attesa di un riscontro da parte dell’autorità sanitaria (che comunque non ha adottato alcun provvedimento immediato), siamo andati a vedere con i nostri occhi le condizioni in cui vivono i migranti a Monestirolo, in due alloggi che si trovano al piano terra sul retro di un supermercato in via per Argenta.

Ci accoglie, dopo un contatto telefonico, la proprietaria degli appartamenti, titolare di un albergo in città, travolta suo malgrado dal “ciclone Naomo”. «Si è presentato qui domenica - racconta affiancata dal suo compagno - c’era il supermercato aperto. È andato a vedere le case. Mio padre, che gestisce il market, gli ha chiesto se aveva bisogno di qualcosa. E il mattino dopo si è visto arrivare carabinieri e Asl».

I due appartamenti, spiega, sono case vacanza collegate all’albergo. Da quando è cominciata l’emergenza-migranti, ha deciso di metterli a disposizione dell’Asp. «Già da tempo accolgo i profughi in albergo, al momento ho tutte le camere occupate. In queste casette vengono ospitate quelle persone per le quali si sta cercando un alloggio: in genere restano un paio di settimane, questa volta sono qui da agosto perché l’emergenza è aumentata e l’Asp chiede il nostro aiuto. Riceviamo un rimborso pari alla tariffa dell’hotel».

Fin qui, la premessa. Dentro, il colpo d’occhio restituisce un’immagine molto diversa dalla “riduzione in schiavitù” paventata da Naomo. È vero, ci sono tracce di condensa e umidità nei muri, «ma quando sono entrati - protesta la proprietaria - erano immacolati. Il fatto è che restano sempre chiusi dentro e cucinano tutto il giorno. Io consiglio loro di aprire le finestre ogni tanto, ma mi dicono che hanno freddo. Quando mercoledì, come fissato da tempo, saranno trasferiti negli alloggi trovati da Camelot, imbiancheremo di nuovo tutto». È vero, ci sono sette persone in un appartamento, «ma perché sono della stessa famiglia: una donna incinta, le sue tre sorelle e i bimbi. E vogliono stare tutti insieme».

Diamo un’occhiata: pavimenti nuovi (e asciutti), infissi rifatti di recente, bagni (uno per appartamento) e sanitari nuovi, mobili semplici ma dignitosi, riscaldamento, cucina (in piena attività) e tv. E i letti su cui i bimbi giocano saltando. L’altro appartamento gemello è meno affollato, ci sono quattro ragazzi cingalesi ma al momento ne troviamo in casa solo uno «perché gli altri sono fuori a correre, hanno la fissa del pallone». «Qui? È ok!», assicura il ragazzo. La proprietaria, in sostanza, rimanda le accuse di “Naomo” al mittente: «Noi ci mettiamo tutta la buona volontà per aiutare queste persone, facendo anche più del dovuto. Il rimborso copre solo le spese di alloggio, ma noi procuriamo anche i vestiti e abbiamo accompagnato più volte la donna incinta all’ospedale, provvedendo a ecografie ed esami del sangue. L’anno scorso abbiamo speso 250 euro per sostituire la canna fumaria, perché era andata a fuoco nel tentativo di friggere delle patatine. E chi è stato qui è poi spesso tornato a trovarci, perché nascono anche affetti e amicizie».

Alessandra Mura

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