Ubi-Bce, dirittura d’arrivo Poche chance per Carife
Non trova conferme la voce di un inserimento a sorpresa nel pacchetto d’acquisti Dopo la chiusura a fine mese per Etruria, Marche e Chieti, resterebbe il Fitd
Una decina di giorni per conoscere la sorte di Nuova Carife. C’è una convergenza di fonti, situazione piuttosto inusuale nella babele di voci che da sempre avvolge la trattativa per la vendita delle new bank, sul fatto che gli organi della Bce prenderanno in esame il 24 novembre la proposta di acquisto da parte di Ubi banca, completa di corollari relativi al mantenimento dei parametri patrimoniali, al supporto ormai più che probabile del Fondo interbancario e alla gestione dei crediti deteriorati. Se, come sembra probabile, la Bce darà il via libera, allora la chiusura della trattativa sarà questione di giorni. Quante saranno le banche inserite in quella proposta di acquisto? La possibilità che anche Nuova Carife venga inserita all’ultimo momento nella lista che comprenderà sicuramente Etruria, Chieti e Marche, «a patto che sia le condizioni di acquisto sia il piano di smaltimento dei crediti deteriorati siano soddisfacenti», si leggeva in un’agenzia di un paio di giorni fa, in realtà non è molto quotata. A Bergamo si stanno sicuramente soppesando tutte le possibilità, visto anche il prezzo in super-saldo con il quale si stanno chiudendo le acquisizioni delle good bank, ma nei giorni scorsi è iniziato il via vai tra i dirigenti delle tre banche “calde” e la stessa Ubi, per preparare l’operazione, mentre Ferrara non è stata interessata da movimenti di questo genere. Sotto la lente dell’Ubi ci sono in queste settimane i costi fissi, a partire dai dipendenti, e le strategie per abbatterli in caso di assorbimento delle nuove banche. Un tema molto sensibile, che ha già fatto sollevare le antenne ai sindacati.
In caso di mancato inserimento nella trattativa Ubi, la via obbligata per Nuova Carife sarebbe l’acquisizione da parte dello Schema volontario del Fondo interbancario, nella prospettiva di una vendita ad un soggetto bancario spostata, però, più avanti nel tempo, senza l’assillo di scadenze imposte dall’Ue e dopo aver assestato l’operatività.
Seguono a distanza la sorte di Nuova Carife anche le associazioni degli azzerati, alcune delle quali (Vittime del Salva-banche, in particolare) nei giorni scorsi hanno rilevato come l’offerta del fondo Apollo contenesse, a differenza di quella Ubi, una qualche forma d’indennizzo nei confronti degli azionisti azzerati. «Nel nostro tour del 19 novembre rivendicheremo l’esigenza di risarcire non solo gli obbligazionisti, e in toto, ma anche gli azionisti - ribadisce Milena Zaggia, del No Salvabanche - Pensionati di 70 anni sono stati indotti a sottoscrivere aumenti di capitale o acquistare obbligazioni quando già erano chiare le difficoltà della banca, e non avevano comunque le compentenze per confrontarsi con questi strumenti. Leggiamo sulla stampa che ad Arezzo la Procura si sta muovendo nei confronti di dirigenti e dipendenti di Etruria, proprio per le vendite di titoli. Ci muoveremo anche noi in questa direzione, dopo aver studiato le mosse da fare con i nostri legali».
La situazione di Etruria appare diversa da quella di Carife, sulla quale peraltro sono aperte diverse inchieste penali (è imminente la chiusura di quella sull’aumento di capitale del 2011), nelle prossime settimane si vedrà se verranno presentati esposti con nomi e fatti riscontrabili, com’è successo appunto in Toscana.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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