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«Vogliono impedire ogni vera riforma»

«Vogliono impedire ogni vera riforma»

Di Battista star sul palco M5s: il nuovo Senato in mano Pd bloccherebbe tutto. Fico: con il No andiamo a tirare giù Renzi

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Beppe Grillo non s’è visto, sul palco ferrarese del #iodicono tour, e Paola Taverna con il suo stile diretto e le battute in romanesco («non sono pasticcioni, so’ infami» rivolto al governo) è riuscita a surrogarlo solo parzialmente. Così le centinaia di persone che hanno affollato in vari momenti la piazza “impallata” da una casetta natalizia fuori schema, 6-700 cresciute verso le 18 fino ad avvicinare il migliaio, si sono scatenate per Alessandro Di Battista, la star di questo tour referendario pentastellato. Il vice-leader del movimento è salito sul palco in perfetto stile da trekker, giacca tecnica addosso e zaino in spalla, ha calmato gli entusiasmi di alcuni fan piazzati in prima fila («calmi, calmi») e poi ha attaccato un comizio dai toni in molte parti istituzionali, scelti per incartare contenuti di peso. «Con questa riforma istituzionale i partiti si sono blindati sull’impossibilità di fare cambiamenti reali in futuro. Io - è stata la sua confessione, non a caso in una città come Ferrara - ho sempre votato a sinistra in vita mia, poi li ho visti in faccia e ho cambiato idea... Il nuovo Senato sarà composto da due categorie: i leccaculo e quelli con qualche guaio con la giustizia, che avranno ancora l’immunità. L’hanno fatta sporca. Così c’impedirebbero di cambiare davvero la Costituzione, tra l’altro abolendo l’immunità parlamentare, imponendo le dimissioni dei parlamentari voltagabbana e il referendum propositivo senza quorum». In precedenza, con giornali e tv, aveva aggiunto un tassello internazionale, «Trump è una questione americana, non c’entra nulla con il referendum. Ho visto che il neo presidente ha ammesso gli errori della politica Usa nei confronti di Gheddafi e Iraq».

Dopo il palco Di Battista si è concesso una lunga intervista per la puntata Di Martedì su La7, con Floris («non fischiate, potete spegnere dopo aver visto la mia intervista...»), mentre gli altri parlamentari impugnavano il testimone. Di Roberto Fico la battuta più fulminante, sul balletto delle dimissioni del premier: «A casa Renzi, dite, ed è così, se vince il No andrà a casa. Perché il 5 mattina andremo sotto Palazzo Chigi in una grande festa e lo tireremo giù».

Applausometro alle stelle anche per Carlo Sibilia, scoppiettante responsabile scuola del movimento, quando ha presentato sul palco il poster con la ricostruzione del futuro Senato in caso di vittoria del Sì: 57 tra consiglieri regionali e sindaci-senatori di fede Pd, 28 al centro destra e solo 5 al M5s, come per il Misto. «È questo l’unico motivo per cui vogliono fare la riforma».

Parecchio spazio, tra consiglieri regionali («siamo impegnati tutti i giorni in attività istituzionali, come potremo fare bene anche i senatori?») e molti riferimenti a politici inquisiti per mafia che troverebbero rifugio nel nuovo Senato, per il parlamentare di casa, Vittorio Ferraresi, che si è assunto il compito di “tagliare” in chiave locale i temi di giornata. «La Costituzione dovrebbe tutelare il risparmio e invece qui a Ferrara sappiamo bene cos’hanno fatto con Carife: sabato ci sarà una grande manifestazione per stare dalle parte dei risparmiatori truffati e non delle banche, come fa Renzi - ha attaccato - Hanno calpestato il lavoro e noi abbiamo fabbriche come Lamborghini, Berco, Vm e petrolchimico in crisi. Prima c’era la Costituzione più bella del mondo (vedi Dario Franceschini prima maniera, ndr), oggi la vogliono calpestare. Vogliono inserire la clausola di supremazia dello Stato per far passare ogni progetto, inceneritori e altro, ma qui hanno messo già di tutto. E Tagliani non riesce a garantire la sicurezza in città, ve lo immaginate al Senato?».

Stefano Ciervo

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