Pesci sui fondi a Camelot «Ho chiarito tutto al pm»
Con l’ultimo interrogatorio dell’ex dirigente Asp, indagini ormai al rush finale Ora la procura deve decidere sull’ipotesi d’abuso d’ufficio negli affidamenti
La polemica politica continua, anche in queste ore. L’inchiesta sui fondi assegnati a Camelot è invece in dirittura d’arrivo, ormai quasi chiusa, visto che si sono conclusi gli interrogatori dei due indagati, Lucia Bergamini e l'ex direttore Asp, Maurizio Pesci, oggi in pensione. «Abbiamo chiarito tutto in merito alla posizione di Pesci - sintetizza l’avvocato Fabio Anselmo, il difensore - ora confidiamo al più presto in un pronunciamento della procura affinchè prenda atto dei nostri chiarimenti». Con l’ultimo faccia a faccia col pm Stefano Longhi, titolare dell’inchiesta - la settimana scorsa - ora gli inquirenti avrebbero tutti gli elementi in mano per decidere sull’inchiesta che infiamma più che mai i politici di casa nostra (vedi scheda qui a fianco). Un’inchiesta ricordiamo che deve chiarire le procedure d’assegnazione decise dal Comune di Ferrara e dall’Asp alla coop Camelot, per la gestione dell’accoglienza dei profughi e di servizi socio-assistenziali. Per solo uno di questi progetti, Pesci, nel ruolo di ex direttore Asp (Azienda servzi persona) è indagato per abuso d’ufficio: lui, oggi in pensione, è accusato d’abuso d’ufficio per un solo affidamento diretto a Camelot di servizi socio-assistenziali, solo per un anno - termine temporaneo in cui il Comune delegò Asp a gestirli - per un progetto da attivare al Centro sociale il Melo. Anche alla Bergamini, già interrogata, viene contestato l'abuso d'ufficio per violazioni del codice degli appalti: secondo l'accusa avrebbe dovuto optare per un "cottimo fiduciario" (una sorta di bando di gara pubblica aperta) e non l'affidamento diretto alla Coop Camelot dei servizi di assistenza e accoglienza migranti, per diversi anni, per svariati milioni.
Anche la Bergamini, assistita dal legale Gian Luigi Pieraccini, all’interrogatorio aveva risposto a tutte le domande del pm (interrogatori gestito solo dal magistrato con gli indagati e i legali). Interrogatori ristretti, dunque, in quanto a presenze, perché resi solo davanti al pm titolare, Stefano Longhi.
Pieraccini aveva spiegato dopo l’interrogatorio delle settimane scorse che la sua assistita aveva risposto a tutte le richieste di chiarimento del pm illustrando fatti, circostanze e tempistica degli affidamenti a Camelot. Quindi lo stesso legale aveva annunciato di aver depositato un memoriale e ora dopo i verbali di interrogatorio e le carte da consultare, la decisione spetta alla procura. Il pm Longhi e la finanza che ha condotto l’indagine dovranno valutare se chiudere l’inchiesta, inviando l’atto di chiusura (una sorta di pre-richiesta di giudizio) oppure prosciogliere i due dirigenti.
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