La Nuova Ferrara

Ferrara

Pesci sui fondi a Camelot «Ho chiarito tutto al pm»

Con l’ultimo interrogatorio dell’ex dirigente Asp, indagini ormai al rush finale Ora la procura deve decidere sull’ipotesi d’abuso d’ufficio negli affidamenti

2 MINUTI DI LETTURA





La polemica politica continua, anche in queste ore. L’inchiesta sui fondi assegnati a Camelot è invece in dirittura d’arrivo, ormai quasi chiusa, visto che si sono conclusi gli interrogatori dei due indagati, Lucia Bergamini e l'ex direttore Asp, Maurizio Pesci, oggi in pensione. «Abbiamo chiarito tutto in merito alla posizione di Pesci - sintetizza l’avvocato Fabio Anselmo, il difensore - ora confidiamo al più presto in un pronunciamento della procura affinchè prenda atto dei nostri chiarimenti». Con l’ultimo faccia a faccia col pm Stefano Longhi, titolare dell’inchiesta - la settimana scorsa - ora gli inquirenti avrebbero tutti gli elementi in mano per decidere sull’inchiesta che infiamma più che mai i politici di casa nostra (vedi scheda qui a fianco). Un’inchiesta ricordiamo che deve chiarire le procedure d’assegnazione decise dal Comune di Ferrara e dall’Asp alla coop Camelot, per la gestione dell’accoglienza dei profughi e di servizi socio-assistenziali. Per solo uno di questi progetti, Pesci, nel ruolo di ex direttore Asp (Azienda servzi persona) è indagato per abuso d’ufficio: lui, oggi in pensione, è accusato d’abuso d’ufficio per un solo affidamento diretto a Camelot di servizi socio-assistenziali, solo per un anno - termine temporaneo in cui il Comune delegò Asp a gestirli - per un progetto da attivare al Centro sociale il Melo. Anche alla Bergamini, già interrogata, viene contestato l'abuso d'ufficio per violazioni del codice degli appalti: secondo l'accusa avrebbe dovuto optare per un "cottimo fiduciario" (una sorta di bando di gara pubblica aperta) e non l'affidamento diretto alla Coop Camelot dei servizi di assistenza e accoglienza migranti, per diversi anni, per svariati milioni.

Anche la Bergamini, assistita dal legale Gian Luigi Pieraccini, all’interrogatorio aveva risposto a tutte le domande del pm (interrogatori gestito solo dal magistrato con gli indagati e i legali). Interrogatori ristretti, dunque, in quanto a presenze, perché resi solo davanti al pm titolare, Stefano Longhi.

Pieraccini aveva spiegato dopo l’interrogatorio delle settimane scorse che la sua assistita aveva risposto a tutte le richieste di chiarimento del pm illustrando fatti, circostanze e tempistica degli affidamenti a Camelot. Quindi lo stesso legale aveva annunciato di aver depositato un memoriale e ora dopo i verbali di interrogatorio e le carte da consultare, la decisione spetta alla procura. Il pm Longhi e la finanza che ha condotto l’indagine dovranno valutare se chiudere l’inchiesta, inviando l’atto di chiusura (una sorta di pre-richiesta di giudizio) oppure prosciogliere i due dirigenti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google