Lamborghini Calor, chiusura immediata
Dosso, Ferroli anticipa il piano industriale. Cassa integrazione per 38 dipendenti. Proclamato lo sciopero
DOSSO. Pessime notizie dall’incontro avvenuto ieri mattina ad Unindustria Ferrara tra i sindacati (presenti i segretari provinciali di Fiom-Cgil e di Fim-Cisl, Samuele Lodi e Sandra Rizzo) e i vertici del gruppo Ferroli, la storica azienda di San Bonifacio in provincia di Verona specializzata nella produzione di caldaie. Oggetto della discussione lo stabilimento dossese ex Lamborghini Calor. Ieri invece la doccia gelata. I vertici di Ferroli hanno annunciato che sono intenzionati a procedere fin da subito con lo spostamento dell’amministrazione e dell parte commerciale e poi con la chiusura dello stabilimento mettendo in cassa integrazione a zero ore 38 dipendenti sugli 82 complessivi mentre per gli altri dipendenti si aprono le porte del trasferimento a San Bonifacio (si contano sulle dita di una mano quelli che saranno intenzionati ad accettare ndr.) Si è svolta l’assemblea in fabbrica nella quale Lodi e la Rizzo hanno illustrato le novità emerse durante l’incontro avuto con il responsabile delle risorse umane Perucconi. È stato deciso di effettuare uno sciopero a partire da oggi, venerdì 18 novembre, e fino a mercoledì 23. «L’azienda intende anticipare la procedura di trasferimento ed hanno già identificato le 38 persone che dovranno essere messe in cassa integrazione a zero ore - afferma Sandra Rizzo, dell Fim-Cisl - un fatto inaccettabile».
«Non ci aspettavamo questa accelerazione - spiega Samuele Lodi - alla richiesta di incentivi all’esodo ci hanno risposto che l’importo disponibile è pari a 300 euro in due rate al che sono trasecolato chiedendo se avevo capito bene l’importo della cifra. Anche per i contributi economici a chi è disposto a spostarsi l’azienda non ha quantificato gli importi dicendo soltanto che per il disagio era previsto un quid. Tutto ciò è inaccettabile».
Il gruppo ha ottenuto una nuova immissione di liquidità di oltre 120 milioni di euro, di cui 60 da parte delle banche e 61,5 da parte degli investitori (da questi, però, vanno detratti i 35 milioni già erogati la scorsa estate per la finanza d’urgenza). In questo modo, l’azienda ha potuto tornare a operare sul mercato senza il peso dell’esposizione finanziaria, in quanto i debiti sono stati congelati fino al 31 dicembre 2020.
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