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No Salvabanche in pochi al corteo ma pieni di rabbia

No Salvabanche in pochi al corteo ma pieni di rabbia

In 15 alla manifestazione per l’anniversario del decreto Sotto tiro Marattin, Franceschini e Fondazione Carife

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Un corteo, quello di ieri dei No Salvabanche, che ha unito la richiesta di restituzione dei risparmi per tutti, sia azionisti che obbligazionisti, alla propaganda referendaria. La manifestazione si è tenuta anche in occasione della ravvicinata ricorrenza del 22 novembre, primo anniversario del decreto Salvabanche. Il corteo, partito da Piazza Municipale, ha attraversato le vie del centro, fermandosi ad ogni sede istituzionale, e consegnando una lettera destinata al vertice della sede. Così è stato per esempio in piazza Municipale, dove i manifestanti hanno inserito una lettera per il sindaco in cima allo Scalone, nella buchetta per le lettere. Al sindaco, i manifestanti chiedono che «intervenga per fare emergere i risvolti di incostituzionalità delle norme prodotte in questo terribile anno sulle banche in difficoltà,affinché le risorse che saranno recuperate dai debitori arrivino ai veri creditori del misfatto:i piccoli risparmiatori», si legge nella lettera.

Il corteo, assai poco numeroso, composto da una quindicina di persone si è snodato per le vie del centro al suon di slogan come «mafiosi, collusi, rivogliamo i nostri soldi», rivolti alla Carife e ai politici locali e nazionali. Tutti sono coinvolti, magistratura, Tar, Parlamento, finanza, ministeri, ma negano e danno la responsabilità ad altri, ma i risparmi erano nostri e devono tornare a noi» ,tuona Giovanna Mazzoni. Antonio Alia, antagonista di Bologna, prende il microfono per annunciare che «su 4mila risparmiatori, solo 130 hanno ottenuto un rimborso parziale», aggiungendo che la Questura di Ferrara «ci ha dato il permesso per fare il corteo, ma ci hanno detto che non si può fare propaganda per il No al referendum.». Divieto caduto nel vuoto, in quanto per tutto il corteo, alle proteste per riavere i propri risparmi, si sono aggiunti molti inviti a votare no. La prima tappa dopo il Municipio è l'agenzia numero 1 della Cassa di Risparmio, dove il direttore aveva concesso un abbassamento del tasso d'interesse per il prestito a Giosué, un anziano risparmiatore vittima anche lui del decreto Salva banche.

«Chiediamo che il tasso d'interesse venga azzerato, come loro hanno azzerato i nostri risparmi. Devono venire fuori i responsabili, la banca aveva un cda che sapeva tutto, già da prima del settembre dell'anno scorso. Hanno azzerato il territori» afferma Milena Zaggia.

Le altre tappe, sono state la sede della Fondazione Carife,che secondo i manifestanti, «aveva persone nel cda che conoscevano la situazione, ma non ha mosso un dito per i risparmiatori». A seguire, la facoltà di Economia, davanti alla quale i manifestanti se la sono presa con Luigi Marattin, individuandolo nientemeno, con un mix di rabbia e fantasia, come colui «che ha ideato il decreto Salvabanche», Aggiungendo che «personaggi del genere che hanno sostenuto che noi siamo speculatori, non hanno diritto di cittadinanza nell'università» (Marattin insegna a Bologna, ndr). Tra slogan "ladri ladri" , "Marattin burattin", "Franceschini usuraio", il corteo ha sostato davanti alla sede della Nuova Carife, della Camera di Commercio e in via in via Frizzi davanti a quella del Pd, questa volta senza lancio di uova, per finire davanti alla sede arcivescovile.

Veronica Capucci

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