Alcol ai minori, dopo la denuncia minacce alla tredicenne
Ferrara, ritorsioni alla ragazzina sui social. Lo sfogo della madre: "Basta minacce a mia figlia. Rifarei tutto, non abbiamo fatto nulla di male"
FERRARA. Alle minacce anonime del “Leone della tastiera” di turno, Maria (nome di fantasia della ragazzina 13enne del caso Lobo Loco) risponde in modo diretto : «O mi dici chi sei oppure non ci metto tanto a scoprirlo, Leone». Chi le ha scritto domenica pomeriggio sul suo profilo Ask (un social aperto a chiunque, chi riceve i messaggi può rispondere o no) le aveva annunciato: «Sappiamo che scuola fai, chi sei, che cosa hai fatto, hai i giorni contati bambina del...». E’ solo l’ultima più grave minaccia che Maria ha ricevuto dopo che a seguito della denuncia presentata dalla mamma, il locale Lobo Loco dove lei ingurgitò 18 shottini entrando in coma, è stato chiuso.
Minacce e messaggi di scherno. Parole che nessuno si aspettava. Tantomeno la mamma di Maria: «Se mi aspettavo una reazione del genere? No assolutamente, sono basita, vorrei non dar il peso che meritano a queste minacce a mia figlia, oltre il danno ora c’è davvero la beffa. E’ una strana società la nostra, ci metti faccia e tanto altro e non ti viene riconosciuto nulla. Lo avevo detto a voi nei giorni scorsi che se avevopresentato denuncia, lo avevo fatto non solo per mia figlia ma per tanti come lei». E’ tranquilla la mamma, ma ciò che la inquieta è chi ci sia dietro quei messaggi, ragazzi o chissà che sua figlia incontra per strada, incrocia ogni giorno. Ma allora, a questo punto, la denuncia la rifarebbe? «Certo che la rifarei, non avrei dubbi, lo so mi dispiace tantissimo per mia figlia, e per quei messaggi che le sono arrivati: tra 2/3 giorni tutto passerà, la notizia che si spegne e ne arrivano altre, ma rimarranno queste ferite».
I messaggi? «Li ho visti e adesso con il nostro avvocato stiamo valutando cosa fare, sicuramente non possiamo restar fermi (nel pomerigigo di ieri è stata formalizzata la denuncia, ndr)». Dietro quei messaggi, potrebbero esserci ragazzini che “giocano” a fare i bulli, usano Ask senza pensare alla violenza delle parole che diventano minacce. «Io non so - ma lo sapremo - chi sia chi ha scritto quei messagi. So solo che mia figlia è stata responsabiltà, certo, di una cavolata, della quale ha pagato su se stessa, ma sono certa che mai avrebbe usato quelle stesse parole per far del male ad altri». «Ripeto a questa città, dove tutti si conoscono. Noi - io, il mio legale e anche mia figlia - non abbiamo fatto nulla di male». Ma avete accesso una spia luminosa su un problema sul quale tanti hanno fatto finta non esistesse: «Io ribadisco: non so quali famiglie vi siano dietro questi ragazi che minacciano mia figlia, non dovrei dirlo visto che per giorni sono state giudicata e offessa da tutti su come o non come gestivo mia figlia. Ma la colpa non è degli esercenti che danno alcol a bambini? Vogliamo o no dirlo questo, lo gli esercenti debbono lavorare, lo facciano senza mettere in pericolo nessuno, oggi mia figlia, domani chissà».
Daniele Predieri
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