Civici tentati tra lista dei sindaci e listone
Provincia, le elezioni per il consiglio, candidature entro giovedì. Centrodestra in tilt, M5S non partecipa al voto
I sindaci civici ci provano, ma non hanno ancora deciso come. In vista del rinnovo - il 15 dicembre - del Consiglio della Nuova Provincia, ente ridimensionato dalla legge Del Rio - ieri sera i primi cittadini Fabrizio Toselli (Cento), Chiara Cavicchi (Voghiera), Andrea Brancaleoni (Trasigallo) ed Elisa Trombin (Jolanda) si sono incontrati per decidere le prossime mosse.
Il tempo a disposizione è poco: le candidature vanno presentate entro dopodomani. Il segretario provinciale del Pd Luigi Vitellio ha rilanciato la proposta di accordo istituzionale, sulla scorta di quanto avvenuto due anni fa, quando si era presentato un unico “listone” che aveva riunito nello stesso contenitorequasi tutti gli schieramenti politici locali, esclusi Gol e Fratelli d’Italia. Un’ipotesi più lontana, ma non del tutto tramontata.
Al termine della riunione di ieri, tra i sindaci ha preso piede l’ipotesi di una lista propria, ma la riserva non è stata ancora sciolta. Uno dei nodi da risolvere è quella delle candidature dei “civici”. Anche e soprattutto da questo dipenderà la decisione di formare una propria lista o trovare un accordo istituzionale come due anni fa.
Al termine dell’incontro di ieri tra i sindaci c’era chi sottolineava infatti la collaborazione positiva instaurata con il resto del consiglio. Sia nel centrodestra che nel centrosinistra verrebbe ben vista un’intesa con i comuni “meno schierati”. Si guarda anche a Comacchio, con Marco Fabbri, sindaco del terzo comune più popoloso della provincia dopo Cento e Ferrara, già fuoriuscito dal movimento grillino.
Il Movimento 5 Stelle non parteciperà alla competizione per il rinnovo dell’organismo perché, come rivendica la consigliera comunale di Ferrara, Ilaria Morghen, «noi non concorriamo per le elezioni di secondo livello, solo per quelle dirette. Quindi le Province sono escluse».
Come è noto, i Consigli delle Province post-legge Del Rio vengono eletti con il voto dei sindaci e dei consiglieri comunali del territorio, non direttamente dai cittadini. La data delle urne è nota ( il 15 dicembre), e come già ricordato entro giovedì i partiti che intendono partecipare alla competizione dovranno presentare le liste.
Ma la defezione del M5S è solo uno dei tasselli che compongono il quadro elettorale ferrarese e che rendono assai ardua, ma si potrebbe già dire quasi impossibile, una convergenza su un “listone” più o meno allargato. Certamente si può dire che l’appeal dell’ente del Castello, che appare oggi decisamente alleggerito per peso politico e competenze rispetto al passato rende poco appetibile la scadenza di metà dicembre.
È dunque estremamente incerto il destino dell’appello lanciato domenica scorsa dal segretario provinciale del Pd, Luigi Vitellio, a “superare gli steccati politici” e a evitare prove di forza su elezioni che non coinvolgono direttamente i cittadini. Una prospettiva che sembra superata anche a causa del clima che si respira a livello nazionale, oggi condizionato in modo determinante della forte contrapposizione fra schieramenti, partiti e correnti interne alle forze politiche scaturita dal tormentato e rissoso dibattito sul voto referendario.
Sul fronte del centrodestra non sembra essere maturata una posizione condivisa. Alan Fabbri, capogruppo regionale Lega Nord, auspica la formazione di una lista unitaria di centrodestra, «assieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia (Fdi). Noi ci stiamo muovendo in questo senso».
Ma le indiscrezioni che si rincorrono da giorni prospettano una bocciatura del progetto. Insistente, ad esempio, è la voce che Massimo Palmizio, coordinatore nazionale e provinciale dei berlusconiani, avrebbe di fatto cassato l’ipotesi di candidature comuni con Fdi. Una scelta che disarticola il tavolo del centrodestra innescando una probabile corsa solitaria del Carroccio. Fdi, per voce del consigliere comunale di Ferrara, Paolo Spath, sostiene la creazione di «una lista unitaria con Fi e Lega. Ma non ho ancora parlato con Palmizio, vedremo».
Di fronte a un no cosa farebbe? Paolo Spath non scopre le carte ma sembra logico pensare che una soluzione solitaria o quasi, eventualmente con riedizione dell’accordo del 2014 tra Fratelli d’Italia e Giustizia Onore e Libertà , rischierebbe di lasciare nuovamente a bocca asciutta il partito esponendolo a uno spiacevole bis con zero consiglieri.
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