Contro droga e alcol più controlli e sicurezza
Ecco tutte le nuove regole, firmato un protocollo tra polizia e le discoteche
Proibire non serve, ma occorrono regole, oggi più che mai, «per tutelare certo il divertimento e le strutture che lo propongono, ma soprattutto i ragazzi, i nostri figli», annuncia il questore Antonio Sbordone, sottolineando l’«evento importantissimo», una svolta quasi epocale. Perchè le regole, le nuove regole, vanno applicate nelle discoteche, nei pub con musica e in tutti quei luoghi dove spesso lo sballo viene cercato e trovato dai più piccoli, i ragazzini minorenni. Dopo il caso Lobo Loco, ultimo ma non ultimo, e dopo i casi recenti (gravissimi, con morti per extasy nelle discoteche, vedi Cocoricò di Riccione) a Ferrara arrivano le regole per i clienti, giovani e non, dei locali, che obbligano, o meglio impegnano, i gestori ad esser più attenti, professionali, garanti della sicurezza interna ed esterna, per evitare poi atti forzati, come le chiusure per motivi di ordine pubblico. Si tratta del protocollo annunciato da giorni, firmato in prefettura, ma attuato dal punto di vista operativo e presentato ieri mattina in questura dalla Polizia e dai titolari di diversi locali ferraresi, gli stessi che hanno aderito, per la maggior parte dei locali di Ferrara e in parte della provincia: «Siamo l’85% di quelli presenti nel settore», spiegava Michele Moretti rappresentante locale e nazionale del Silb, sindacato locali da ballo, ieri all’incontro in questura. I locali con il “bollino”, il marchio di fiducia con le garanzie da rispettare e far rispettare le regole volute e concordate con la Polizia di Stato, sono il Sinatra di Corlo, il Barracacuda di Lido Spina, i Giardini Sonori di Ferrara, il College e il Giubilò, sempre qui in città. «Ma sono solo i primi - spiega Moretti - perchè nei mesi estivi il protocollo verrà allargato ai locali che faranno intrattenimento musicale con somministrazione di bevande»: ossia, i Bagni-discopub che impazzano anche sulla nostra riviera, discoteche stagionali. L’obiettivo è quello di tutelare la sicurezza all’interno e le ragioni economiche, ovviamente, di chi gestice il divertimento. «Da alcuni mesi con il Silb e i responsabili dei principali locali - ricorda il questore - abbiamo cercato di condividere le loro esigenze sul divertimento che deve essere tutelato e fruibile ma al tempo stesso deve essere garantita la salute dei ragazzi, due esigenze che possono convivere se si applicano delle regole». «Poichè voglio ribadire - aggiunge il questore - la nostra priorità come forze dell’ordine è quella di tutelare i ragazzi, come già dichiarato nei giorni scorsi per l’altro caso che ha ancora oggi degli strascichi (la chiusura del Loco Lobo, dopo la denuncia della mamma della ragazzina 13 enne in coma dopo 18 shottini e minacciata dai suoi coetenaei sul social Ask)». Ma in concreto cosa accadrà? I primi controlli verranno eseguiti all’esterno: gli addetti alla sicurezza (personale formato con idoneità previste dal Decreto Maroni, dunque professionisti e non solo “buttafuori” o “buttadentro”) potranno rifiutare l’ingresso a persone ubriache o che hanno creato già problemi. E una volta all’intenro potranno anche invitarle - in modo risoluto - ad uscire dal locale. Ricerca di sicurezza dunque con azioni di filtraggio e selezione, possibili solo perchè in accordo con la polizia con questo protocollo. E le garanzie all’interno su droga e alcol ai minori? Ad esempio, alla festa di un liceo, in una discoteca come si potrà risolvere il problema? Moretti ha idee chiarissime: «A queste feste chi vorrà entrare dovrà farlo con un documento. Ai maggiorenni verrà dato un braccialetto o verrà fatto un timbro che permetterà di bere alcol. Possibile aggirare questo sistema? Il personale al bar sarà formato ad hoc: potrà rifiutare di servire chi si presenta per la seconda volta a chiedere un altro giro di chupiti o altro». «A volte - chiude Moretti - sono i genitori che accompagnano i figli ad implorarci di farli entrare. Io dico alle madri che non sanno dire no alle figlie, “date la colpa a me: qui non si entra”».
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