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la protesta sindacale

Il settore tessile alza la voce

Il settore tessile alza la voce

Buona adesione allo sciopero. Contratto, trattative ferme da marzo

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Ha avuto una buona adesione lo sciopero di otto ore di ieri indetto da Cgil, Cisl e Uil per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro nel settore delle confezioni. Si è fermato il personale delle aziende aderenti a Sistema Moda Italia (che fa riferimento a Confindustria), su tutte Famar e Mary Fashion, un centinaio di dipendenti a testa, quasi tutte donne. Questo tipo di contratto, largamente maggioritario in provincia, è scaduto a marzo e nei giorni scorsi il tavolo di trattativa tra le parti è stato sospeso. «Era da vent'anni che il comparto non scioperava per il contratto nazionale - spiega Marco Corazzari (Cgil) -, in passato si era sempre trovato un accordo, anche in condizioni più difficili di quelle attuali. Noi notiamo un certo aumento dell'export che però non si concretizza in una crescita dell'occupazione. La controparte assume posizioni discutibili, tra queste l'assenza in pratica di aumenti salariali offerti e la messa in discussione della legge 104. Manteniamo il blocco degli straordinari e se nulla dovesse cambiare a metà dicembre faremo una manifestazione nazionale». Una ventina di giorni fa è stato rinnovato il contratto della Confapi: 75 euro medi mensili in più per i lavoratori. «La nostra richiesta a Sistema Moda Italia - dice Stefano Mantovani (Cisl) - era di 72 euro, dall'altra parte ci chiedono di darne indietro 70-80. Dentro imprese che in maggioranza non hanno la contrattazione aziendale: di fatto sarebbe una moratoria triennale». Il settore tessile-abbigliamento è caratterizzato da una filiera territoriale con nodi ai limiti della legalità (e anche oltre, si vedano le operazioni della guardia di finanza che periodicamente portano alla chiusura di laboratori clandestini con personale di nazionalità cinese), una sottrazione di lavoro «su cui - sostengono i sindacati - non abbiamo il controllo e contemporaneamente in alcune aziende si verifica un abuso della cassa integrazione ordinaria». Per Vittorio Caleffi della Uil «le imprese puntano a sacrificare il costo del lavoro e Confindustria muove ragioni politiche: il contratto dei metalmeccanici, anch'esso in fase di rinnovo, sta pesando».

Fabio Terminali

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