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L’accoglienza dei profughi Unife discute il caso Ferrara

"L'accoglienza dei profughi a Ferrara: esperienze a confronto" è l’argomento del seminario che si terrà domani alle 14 nell'Aula magna Drigo del Dipartimento di Studi umanistici di Unife, (via...

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"L'accoglienza dei profughi a Ferrara: esperienze a confronto" è l’argomento del seminario che si terrà domani alle 14 nell'Aula magna Drigo del Dipartimento di Studi umanistici di Unife, (via Paradiso, 12) su iniziativa della Cattedra di Sociologia generale e con la collaborazione del Comune di Ferrara. Il seminario sarà anche trasmesso in diretta streaming dal Se@, Centro di tecnologie per la comunicazione, l'innovazione e la didattica a distanza all'indirizzo seatv.unife.it.

A coordinare il seminario sarà Marco Ingrosso, professore ordinario di Sociologa generale di Unife; dopo l’introduzione di Matteo Galli, direttore del Dipartimento di Studi umanistici, parleranno Chiara Sapigni, assessore comunale alle Politiche sociali, Federica Rolli, direttrice Asp Ferrara, Cristiano Guagliata dell'Ufficio politiche Migratorie del Comune di Ferrara, don Domenico Bedin, presidente dell'Associazione Viale K, Anna Rosa Fava, portavoce del sindaco di Ferrara, Giorgio Benini dell'Ufficio sicurezza urbana del Comune di Ferrara, e Franck Kouen, mediatore linguistico-culturale dell'ASP.

«I problemi delle migrazioni, della fuga di intere popolazioni da terre in preda a guerre e conflitti endemici, costituiscono uno dei maggiori problemi globali odierni - spiega il professor Ingrosso -. Tuttavia, rispetto alla loro dimensione mediatica, questi grandi fenomeni sociali possono essere letti in modo più circostanziato, ossia come specifiche istituzioni e organizzazioni appartenenti alla comunità locale lavorino per dare risposta ai problemi di specifici gruppi di persone e, al contempo, prestino attenzione ad eventuali focolai di pericolo. Il seminario illustrerà le principali iniziative in questo campo attive nel territorio ferrarese che, pur nelle difficoltà e contrasti, sembrano costituire un modello funzionante e di buone pratiche che merita di essere conosciuto dai futuri operatori sociali».

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