La Nuova Ferrara

Ferrara

Tribuna politica in comune Un’ora e mezza di parole

Tribuna politica in comune Un’ora e mezza di parole

Dibattito sul referendum con cinque oratori per parte, ma senza pubblico L’accordo in extremis tra i capigruppo evita almeno il voto finale

3 MINUTI DI LETTURA





Una tribuna politica senza spettatori, uno sterile esercizio retorico. E poteva andar peggio, ieri pomeriggio in consiglio comunale. Poteva finire di doverlo anche votare, l’ordine del giorno Fochi (Movimento Cinque Stelle), che per il Comune di Ferrara avrebbe significato doversi schierare per il Sì o per il No al referendum, snaturando la propria funzione di casa di tutti i cittadini. È già accaduto a Modena; si può fare, purché il dibattito sia regolamentato secondo i dettami della par condicio, aveva stabilito qualche giorno fa la conferenza dei capigruppo ammettendo l'ordine del giorno e stabilendo regole straordinarie. Pareri tecnici alla mano, si era deciso di introdurre l’obbligo di iscriversi in anticipo, tempi contingentati per gli oratori (mezz’ora complessiva a quelli del sì, altrettanto per i campioni del no) e un voto diretto ma ad esclusivo uso interno, senza dichiarazioni né pubblicazione all’albo. Poi durante la seduta, su richiesta del Pd che pure avrebbe avuto un’ampia maggioranza, la scelta di evitare la conta finale. Di risparmiare almeno quella.

La “tribuna politica”, come l’ha definita il presidente Girolamo Calò, c’è stata. Irreale, come può esserlo tra due schieramenti che certo non puntano a convincersi vicendevolmente, ma semmai si pungono a tutto vantaggio del pubblico. Ma il pubblico, ieri (come spesso in consiglio a Ferrara) non ha mai superato le sei unità, compresi i giornalisti e compreso quell’uno che la sua idea sul referendum l’aveva già chiara e stampata sulla maglietta #iodicono. I contatti streaming? Una decina, ad essere generosi.

I dieci alfieri del Sì e del No si sono parlati addosso, a spezzoni di sei minuti. A partire dalla Peruffo, con la tirata contro il taglio delle province e il rammarico per la figlia all’estero che ha ricevuto la contestata lettera del premier, e da Facchini che ha puntigliosamente ribattuto alle imprecisioni grilline, risultati elettorali compresi. Continuando con Fiorentini e Finco, Zardi che ha accusato la sinistra di incoerenza sulla “più bella del mondo” e Maresca a rispondere che mai il fronte del no sarebbe capace di condurre una riforma alternativa. E ancora Fochi con un “gattopardeschi” lanciato all’indirizzo della maggioranza, a cui per sovrammercato ha aggiunto un affondo sul premio di maggioranza che pure, a ben vedere, è materia di legge elettorale e non di referendum. Turri, con i riferimenti a De Gasperi e Togliatti. E finalmente l’ultimo giro, con Cavicchi a compendiare il libretto verde dei no leghisti come quel contadino - ha detto - che chiedeva se ci si può opporre al mondo che gira, e con Vitellio a puntare il dito sulla “dittatura delle minoranze” e a lanciare la sfida di un incontro pubblico. Finiti i suoi sei minuti, il capitolo era già chiuso. Così, semplicemente passando al successivo punto in discussione. Al consiglio, alla città, è costato un’ora e trentasei minuti. (l.t.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google