Dianti a giudizio per calunnia Carletti per raggiro dei giudici
Il processo è fissato al 1 marzo 2017, quando Filippo Dianti, imprenditore e vecchia conoscenza delle cronache (è stato al centro dell’inchiesta mazzette Acer, come il grande accusatore, per la...
Il processo è fissato al 1 marzo 2017, quando Filippo Dianti, imprenditore e vecchia conoscenza delle cronache (è stato al centro dell’inchiesta mazzette Acer, come il grande accusatore, per la concussione subita dai tecnici pubblici) dovrà difendersi dal reato di calunnia (lui assieme alla moglie Nicoletta Mantovani), per aver denunciato falsamente per truffa il suo ex commercialista, il ragioniere Andrea Carletti. All’udienza di ieri davanti al gip Monica Bighetti, le parti (Dianti imputato difeso dall’avvocato Pieraccini e Carletti, parte civile con l’avvocato Bissi) si sono confrontate e il giudice ha deciso il rinvio a giudizio: Dianti e la moglie sostenevano che parcelle da 800mila euro al commercialista non erano tali ma dovessero servire a pagare tasse e tributi, che avevano autorizzato con incarichi professionali: nella denuncia che presentarono (per truffa, poi archiviata) però arrivarono a disconoscere le loro firme, e poi a dire che firmarono fogli in bianco; per questi motivi, il processo in marzo. Ma non finisce qui. Perchè ormai i nomi di Carletti e Dianti fanno parte di una lunga saga giudiziaria, che parte da lontano e dal fatto che i due erano legati da rapporti professionali molto stretti: Dianti un super-imprenditore, oggi appannato dopo lo scandalo Acer, e Carletti, suo commercialista con parcelle milionarie. Proprio sulle parcelle si giocano le contese giudiziarie. Perché un altro processo, a ruoli invertiti (Dianti parte civile e Carletti imputato) è fissato all’11 gennaio 2017. Carletti è accusato di aver sottratto i suoi beni, trasferendo patrimonio al figlio per non pagare 800 mila euro a Dianti, che il tribunale civile gli aveva imposto di restituire poichè erano frutto di «parcelle sproporzionate ed esorbitanti»: il reato contestato è quello di mancata esecuzione dolosa dell’ordine del giudice, un raggiro, perché nonostante vi fossero stati condanna e sequestro Carletti tentò di spogliarsi dei beni: da qui il processo a suo carico e del figlio. E non è finita qui. Perché la restituzione dei soldi, la sentenza civile, è ancora pendente, in appello: altro processo al 2017. (d.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google