Ferrara, il processo per l'omicidio: «Tartari è morto da solo»
Il testo delle intercettazioni. Mamma Rosi assolve il figlio: «Non ha ucciso l’uomo lasciato lì» Ma lui fugge 3 volte e ritorna: «Hai sprecato soldi, con quelli andavo in America»
FERRARA. Se fosse per lei, per Ruzena Sivakova detta “Rosi”, badante nella casa attigua a quella di Pierluigi Tartari ad Aguscello, indicata da Ivan Pajdek come la basista, ideatrice della rapina diventata omicidio del pensionato, se dipendesse da lei e non dalla Corte d’assise, avrebbe già assolto il figlio, Patrik Ruszo, braccio destro di quel Pajdek che lei, invece, da amica chiama nelle telefonate intercettate con il vero nome Nyilasi Sàndor.
Le parole che usa al telefono, lette nelle trascrizioni depositate al processo in corso, sono agghiaccianti, pur riferite da una madre con toni difensivi e protettivi: «Chi l’ha ucciso? Non lo so - risponde ad una chiamata dall’estero, poco dopo l’arresto di Ruszo - l’uomo (Tartari, ndr) era ancora vivo quando lo hanno lasciato lì nella casa. Lo hanno legato. Non l’ha ucciso nessuno. E’ morto da solo perché l’hanno legato, poi l’hanno lasciato lì nella casa».
E poi ancora, ad un parente in Slovacchia: «Quanto gli daranno? Non lo so, non lo sa neanche lui. Non lo ha ucciso lui, perciò non lo so. E’ stato con lui (Pajdek) e ha dovuto guidare la macchina». Il processo in corso (prossima udienza 2 dicembre) per l’omicidio Tartari dovrà valutare aspetti che non sono ancora emersi, o meglio in modo opaco: il ruolo di Rosi, ad esempio. Che fa di tutto per far scappare il figlio, in Slovacchia, ben sapendo che anche lui ha un ruolo nell’omicidio.
Due giorni prima di essere arrestato (è il 24 settembre 2015, 15 giorni dopo la scomparsa di Tartari che ancora non si trova), Patrik parla con la madre: insieme stanno preparando la fuga: «Allora cosa fai?» chiede Patrik alla madre che è ad Aguscello: «Niente - risponde lei -, sto guardando loro (polizia e inquirenti, le ricerche di Tartari,ndr) che sono venuti qui a casa che stanno facendo qualcosa davanti al portone». Le indagini stanno arrivando anche a lui e Patrik ammette: «Io non ce la faccio più, peggio qui che nella prigione». Rosi conferma le sue paure: «Sicuramente ha detto qualcosa quel ragazzo (Fiti è stato arrestato da pochi giorni, ndr) sicuramente sono venuti per questo...». Rosi non ne può più: «Domani (il 25, Patrik verrà arrestato la sera del 25 a Mestre, ndr) ti mando dei soldi, e devi andare via in qualche modo da qui perchè non si sa mai quando parlerà quel ragazzino (Fiti, ndr)».
Ma questa del 25 non è la prima fuga. I tentativi sono stati tre. Senza risultato. Tanto che Rosi impreca al telefono con Patrik: «Hai sprecato così tanti soldi, figlio mio, ti ho dato tutto, con quei soldi sarei potuta andare in America». I soldi, diverse centinaia di euro, per noi non sono granchè. Ma in Slovacchia, invece. Un figlio, Bandika, chiama Rosi dopo l’arresto e le chiede soldi. «E allora cosa succederà con la casa mamma mi sarebbero serviti 100 euro». Per finire un muro, il tetto. Invece, i soldi vengono dati a Patrik per fuggire.
Una volta, 100 euro dalla nonna che dice a Rosi: «Lui ha già sprecato 50 euro con le macchinette e ieri sera mi ha rubato dalla borsa». Rosi è stremata: «Non mi arrabbio più, farò qualcosa per morire, così non sentirò più niente. Sono a pezzi non ce la faccio più, quel ragazzo mi porta alla tomba, mi ha rovinato tutta la mia vita». Adesso, l’altra resa dei conti in Corte d’assise.
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