Ferrara, la difesa degli imputati di omicidio: «Non volevamo uccidere»
La morte di Cloe Govoni: gli avvocati contro la richiesta di ergastolo, sentenza il 15 dicembre
FERRARA. Il “gigante”, Leonard Veissel, esce dal furgone-cellulare per ultimo, e segue di pochi passi Florin Constantin Grumeza, il duro. Sorridono e scherzano con gli agenti della polizia penitenziaria, quasi ad esorcizzare ciò che li attende nell’aula del giudice Piera Tassoni che deve decidere per le loro vite, se accogliere o meno la richiesta di ergastolo per entrambi già proposta da due udienze dalla procura. Tutto rinviato, però, perchè dovranno attendere ancora, i due ragazzi di 27 e 23 anni, per conoscere la loro sorte: solo per il 15 dicembre prossimo è attesa la sentenza, dopo che nella giornata di ieri, all’udienza davanti al gup Tassoni e al pm Stefano Longhi (a sostituire temporaneamente il collega Alberto Savino che aveva chiesto quei due ergastoli) si sono avvicendati i due avvocati difensori, Fabio Chiarini per il gigante (alto 2 metri) e Milena Catozzi per Grumeza (quinto avvocato difensore, cambiato in poco meno di un anno tra inchieste e processi), tentando di strappare i due ragazzi che difendono dall’incubo dell’ergastolo.
Ieri più che mai, le loro vite erano tutte nelle parole degli avvocati. E così, in aula, i due legali si sono passati il testimone al microfono per tentare quantomeno di attenuare quel carcere a vita, possibile pena per l’omicidio di Cloe Govoni, una anziana di 84 anni che i due ragazzi rapinarono in casa sua a Renazzo il 6 novembre 2015 e picchiarono, e per aver tentato di uccidere, aggredendola, Maria Humeniuc, 54 anni, la donna che accudiva l’anziana, compagna del figlio della signora Govoni.
Milena Catozzi ha il difficile compito di gestire la posizione di Grumeza che pur avendo confessato tutto fin dall’inizio, in seguito allo slalom di dichiarazioni, confessioni e ritrattazioni (da qui i cambi di legali) non ha brillato certo in credibilità. Tutto si svolge in camera di consiglio e dunque è possibile solo fare una sintesi delle loro arringhe.
Ma su un fatto l’avvocato Catozzi è perentoria: «Il mio assistito ha confessato e oggi ha chiesto scusa e perdono, a Dio e alle vittime: per quello che ha fatto, però, ritiene di avere la coscienza a posto perché non ha ucciso questa persona. Riteniamo che sicuramente dovrà accettare una pena adeguata a ciò che è accaduto, ma non l’ergastolo».
L’avvocato ha infatti chiesto al giudice di ridurre l’omicidio in preterintenzionale, in quanto Grumeza entrò nella casa di Renazzo per rubare, non per uccidere: entrò nella casa senza armi, e in quanto al tentato omicidio della nuora, il legale ha proposto come tesi difensiva il reato di lesioni gravi, perché ribadisce non vi era nessuna volontà di uccidere o tentare di farlo. Il collega Fabio Chiarini ha fatto di più per il suo assistito, il gigante Veissel: Grumeza aveva detto in passato (ieri invece ne ha confermato la presenza ) che Veissel era fuori casa al momento della rapina. E’ partito da qui l’avvocato Chiarini, chiedendo l’assoluzione per l’omicidio, perché il "Gigante" non entrò in casa, ma accompagnò solamente Grumeza. E che fosse fuori lo provano riscontri tecnici: le scarpe sporche di sangue solo sopra e non sotto, nella suola, e i tappetini della macchina puliti.
Dunque Chiarini, per la assenza-presenza di Veissel, ha chiesto che venga ridotto il concorso del reato solo alle lesioni - non tentato omicidio - e così anche per la rapina. Una richiesta che verte, spiega il legale, su una circostanza mai fatta emergere dagli atti. Le due donne il giorno dell’aggressione, in momenti, luoghi e situazioni diverse (una dentro casa, l’altra in giardino) parlando con diversi sanitari del 118 dissero di esser state aggredite da una sola persona. Entrambe le donne non hanno mai parlato al plurale.
«Ho fatto emergere questo - spiega Chiarini - a mio avviso un fatto importantissimo». E poi, le prove, a favore di Veissel: laccetti e tomaie sporche di sangue e non le suole e i suoi vestiti senza tracce ematiche, spiega, «sono ancora oggi due fatti inspiegabili se non con l’estraneità di Veissel. Ma ora attendiamo la sentenza».
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