La Nuova Ferrara

Ferrara

Alcol a minori nel locale, altri tre casi

di Daniele Predieri
Alcol a minori nel locale, altri tre casi

La titolare: Il problema non sono io, ho sbagliato, riapriremo con nuove regole, ma Ascom e Fipe mi hanno emarginato senza sapere

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L’inchiesta è in corso, il processo si farà. Anche su tanti aspetti non emersi finora e su altri casi rispetto quello della ragazzina 13enne, finita quasi in coma etilico dopo aver bevuto 18 shottini: sono infatti altri tre i casi, meno gravi, di 13/14enni che hanno bevuto al Lobo Loco, riportati nei capi d’accusa contro la titolare del Lobo Loco.

Lei, Maria Antonia Galeone, 29 anni, sa che tutto non ancora è finito. Ora però sa che il prossimo appuntamento, in agenda, è la riapertura del locale, dopo la sospensione di 15 giorni .

Partiamo dal 2 dicembre, cosa accadrà e come riaprirà?

«Ci stiamo organizzando per mettere all’esterno del locale una figura per controllare i documenti di chi entra, che sarà poi presente venerdì e sabato e nelle sere affollate. Quella del 2 dicembre sarà una sera come tante al Lobo Loco: si vedrà quello che siamo, come siamo sempre stati, perché non abbiamo mai fatto nulla per attirare nessuno».

Però quello che siete stati - questa è l’accusa - è ben diverso: la città degli under 16 sapeva che al Lobo Loco si poteva bere senza controlli, era così?

«Assolutamente no, le carte d’identità veniva controllate, ma quando c’era ressa ed ero sola a lavorare saranno sfuggite persone».

L’accusa mossa è di aver venduto 18 shottini alla ragazzina che è stata poi male.

«È così, ma bisognerà provarlo: dico che è improbabile (nel capo d’accusa la contestazione dei 18 shottini è cumulativa, per tanti ragazzi, non solo per la ragazzina, ndr), con così tanti shottini sarebbe collassata davanti ai miei occhi. Poi ha dato versioni diverse ai giornali: “era davanti al bancone”, “faceva gara di shottini con un altro”. E l’altro amico dov’è, come sta, chi pagava anche per lei?»

È una tesi difensiva da proporre al processo e non vogliamo farlo noi prima: lei ha detto di essere un capro espiatorio, ma è possibile che “la colpa sia della ragazzina, della madre che denunciando hanno fatto chiudere chi lavorava onestamente”, dicono sui social?

«Sui social si è detto di tutto, anche a me sono giunte minacce: che devo andare in galera, che mi bruciano il locale».

Lei, dicono le indagini, faceva pubblicità in città con gli shottini low cost, a 1 euro.

«Non è così, e gli shottini a 1 euro in piazza ce li hanno tutti, lo fanno tutti, per attirare la gente, è il mercato».

Si è giustificata dicendo di non avere mai venduto alcol a 12/13enne e ammesso che a volte non chiedeva documenti.

«Spesso e volentieri sono sola, non riesco a controllar tutto».

Ma questo fa parte del suo lavoro, deve far parte: conoscere e rispettare le regole.

«Io so che ho sbagliato e me ne assumo ogni responsabilità, ma andar a dire che ho mandato in coma etilico la ragazzina con 18 shottini, non è vero: è impossibile. Io quando i miei clienti esagerano, li fermo».

Lei ha ripetuto: così fan tutti.

«Sugli shottini, ogni locale lo fa in funzione delle proprie esigenze, dipende dai locali e dai proprietari. E alla fine non si stanno vendendo armi».

Ma l’alcol - come droga, video giochi e tanto altro - può diventarlo: e allora, esiste solo il mercato, il Dio denaro?

«Se entra nel mio locale quello che vede non è una macchina per far soldi, è un locale dove si sta in famiglia, i clienti sono tanti, da tempo, ci troviamo per far chacchiere, si scherza. Non siamo lì solo per attirare gente e far soldi, non è così».

Vedendo la situazione dei ragazzini-bevitori, esplosa questa estate, che le sfuggiva di mani, non poteva chieder aiuto a qualcuno, autorità o altro?

«Questa è la mia prima attività, non pensavo andasse finire così: quello dei ragazzini era un fenomeno di questa estate, prima che iniziasse la scuola: mi dicevo spariranno, non si faranno vedere più».

Invece non è accaduto e lei è diventato il problema della città, anche è solo un piccolo pezzo di esso, perché di tanti altri: la colpa è anche di genitori, scuola, autorità, prevenzione che non c’è?

«Li vedo i ragazzini, oggi è tutto più veloce, loro accelerano, vogliono diventare grandi subito: bere, fumare e tanto altro. Ma per questo non diamo colpa ai genitori, all’educazione delle buone famiglie: perché fuori poi i ragazzini si comportano in maniera diversa, da come sono, per essere accettati. La scuola? Dovrebbe far di più: metter davanti loro cosa fa bene o sa fa male».

Per un Lobo loco che chiude altri restano aperti?

«Ora è facile dire a me che davo da bere quando ci sono altri che fanno peggio: non accuso nessuno ma non voglio essere accusata di tutto. Perché adesso più che mai vale il principio, punirne uno per educarne 100».

Ascom, Fipe le hanno gettato la croce addosso: lei è la mela marcia nella cassetta, vuole replicare?

«Ciò che mi dispiace è che non hanno avuto la mia versione, si sono subito sbilanciati, non ragionando su molte cose che non è possibile siano accadute: non hanno fatto che emarginarmi senza conoscere i fatti, le indagini concluse»

Sa però di esser accusata di altri casi: tre ragazzini la notte di Hallowen, 31 ottobre.

«In quell’occasione c’era un maggiorenne che ha preso da bere per loro, è stato lui a prendere i cicchetti, ma credo che l’indagine si stia accentrando sulla ragazzina: finchè le indagini non sono concluse, però, noi non sappiamo nulla»

Ci sarà un processo, lo sa.

«Al giudice dirò che non solo colpevole per il caso della ragazzina, non esistono i 18 shottini. E dico anche che fare i genitori è difficile, non lo metto in dubbio, ma ci si deve provare per tener sotto controllo i figli, prima di accusare altri: se una figlia ha comportamenti del genere, sotto c’è qualcosa, e tra una settimana può succedere la stessa cosa».

E alla città cosa vuol dire?

«Io sono ora un problema ma il problema non finisce con me: è stato sempre così, tanti altri locali sono stati chiusi, magari oggi dopo tutto questo tanti saranno più attenti. Ho sbagliato, ma non porto la croce per tutti».

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