Camera di commercio 3.0: meno soldi, più digitale
Confermata dal decreto governativo l’esigenza per Ferrara di una fusione entro giugno 2017. Il presidente Govoni: avanti con il percorso già intrapreso, dipendenti tutelati
FERRARA. «Le Camere di commercio avranno un ruolo nuovo, di frontiera dell’economia su digitale, start up e università, cultura e turismo, e quelle virtuose, come Ferrara, saranno premiate con risorse aggiuntive». Paolo Govoni, presidente di largo Castello, commenta così le prime informazioni relative al decreto sul riordino delle Camere di commercio, approvato l’altra sera dal Consiglio dei ministri. «Ora - aggiunge - bisogna fare una scelta rispetto agli accorpamenti e, in accordo con le associazioni di categoria, ci lavoreremo al più presto». Il decreto conferma infatti la riduzione da 105 a 60 il numero degli enti a livello nazionale, con almeno uno per regione e accorpamento obbligatorio per le Camere con meno di 75mila imprese. Ferrara rientra in quest’ultima categoria, e ha già avviato un percorso di fusione con Ravenna, anche se un canale parallelo di dialogo con Modena, sollecitato in particolare da Unindustria, è stato tenuto finora aperto. Il decreto indica in 180 giorni dall’entrata in vigore, quindi entro giugno, il tempo disponibile per la fusione, «siamo in linea ma certo mancano i passaggi nei nostri organi. Ora si proseguirà nel percorso intrapreso» conclude Govoni.
Il decreto, stando alle informazioni diffuse da Unioncamere (il testo non è stato ancora diffuso), ha recepito la richiesta di premialità avanzata tra gli altri anche da Ferrara ma dà una bella sforbiciata alle risorse camerali, tagliando il 50% del diritto annuale a carico delle imprese e rideterminando le dotazioni organiche, con possibilità di spostare dipendenti in altre amministrazioni pubbliche: «Il taglio delle risorse è sicuramente un problema, perché noi abbiamo sempre messo a disposizione ogni euro alle imprese. Per quanto riguarda il personale - conclude Govoni - ci risulta esserci una salvaguardia degli attuali dipendenti. La riorganizzazione degli uffici derivante dagli accorpamenti dovrà essere gestita senza traumi». Importante, per Govoni, anche la scelta di fare del Registro delle imprese uno strumento di sburocratizzazione.
I diritti annuali di largo Castello nel 2017 saranno di 3.285.000 euro, il 54,79% riversato alle imprese, 2.423 delle quali ne hanno beneficiato in 7 anni; i dipendenti sono 58 (-17,8% costo personale dal 2009). (s.c.)
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