Riforma, pienone a Unife per Violante e Onida
Aula magna di Giurisprudenza esaurita, sei sale e Rovigo collegate in streaming Confronto nel merito e sempre corretto di fronte a tanti giovani al primo voto
Un'intera facoltà presa d'assedio, l'aula magna di Giurisprudenza esaurita, altre sei sale collegate in streaming, al pari della sede di Rovigo e di alcune scuole superiori ferraresi. Risulterà certamente l'incontro pubblico più seguito della campagna referendaria in città, quello di ieri tra Valerio Onida e Luciano Violante. Non si trattava di due leader politici abituati a scannarsi a vicenda e a trascinare le tifoserie, bensì due autorevoli rappresentanti dei fronti che si contrappongono verso il voto del 4 dicembre, ed anche questo particolare è significativo. In generale, entrare nel merito di questa riforma evidentemente interessa i giovani più di quanto non si sia portati a credere.
«Non c'era necessità impellente di riformare organicamente la seconda parte della Carta - inizia spiegando così il suo No l'ex presidente della Coste Costituzionale Onida -. Si poteva pensare a modifiche mirate, invece ha prevalso un’indicazione generica di cambiamento che ha finito per radicalizzare il conflitto e per rendere i riformatori superficiali nella diagnosi e nelle cure». Violante ribatte: «Sono trent'anni che si discute di questi temi e qualche ragione ci sarà - dice l'ex presidente della Camera, sostenitore del Sì - Fino all'assassinio Moro i partiti si dimostrano in grado di dirigere la macchina pubblica, sono legittimati in tal senso. Poi non più e a quel punto si avverte l'esigenza di mettere in Costituzione regole fin lì rimaste fuori. Regole capaci di determinare condizioni di stabilità e di rapidità, difendendo meglio i diritti dei cittadini, in un mondo ormai interdipendente».
La discussione entra sempre più nel merito, sempre corretta e leale, davanti a un'attenta platea di giuristi in via di formazione e di elettori che tra una settimana affronteranno la loro prima prova dell'urna o quasi. Onida critica «l'ideologia della fretta» del fronte pro riforma e la «democrazia di investitura, quella del tanto basta mandare qualcuno al governo» che si delinea in combinata con l'Italicum, «di fatto realizzando una forma di esecutivo diversa e la sua elezione diretta». Bocciato pure il nuovo Senato, «composizione sbagliata: tra l'altro cinque senatori nominati per sette anni dal Capo dello Stato su un totale di 100 sono una quota ampia».
Sostiene Violante che «in Europa siamo solo noi e la Bosnia ad avere due Camere che fanno esattamente le stesse cose, tanti altri paesi nemmeno eleggono direttamente i senatori. Questi saranno rappresentanti più dei partiti che dei territori? Vero solo a metà perché ci sarà una verifica costante da parte dei consigli regionali sulla loro attività a Palazzo Madama».
Fabio Terminali
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