Direzione lavoro accuse della Cgil
Nel mirino del sindacato i workshop per i giovani sul Jobs act «Serve maggiore imparzialità e un approccio oggettivo»
La Cgil contro la Direzione provinciale del lavoro di Ferrara, accusata, in sostanza di fare propaganda e non informazione imparziale sul Jobs Act nei confronti dei giovani precari che frequentano i loro workshop. L’affondo è contenuto in una lunga nota della Camera del lavoro, che parte dall’analisi degli effetti considerati negativi della nuova normativa sul lavoro. «Rimaniamo, pertanto, perplessi quando un momento informativo/formativo diventa, come accaduto recentemente nei cicli promossi e realizzati presso la Casa comunale, una chiara occasione di promozione indiretta delle asserite quanto invere positività del Jobs Act - è l’affondo contenuto in una nota firmata dalla segreteria provinciale della Cgil di Ferrara - Dalla Direzione territoriale del lavoro, il cui operato reputiamo indispensabile e magari foriero di investimenti maggiori da parte della spesa pubblica, ci attenderemmo quindi nei momenti di confronto pubblico maggiore imparzialità ovvero un approccio descrittivo oggettivo della realtà».
La Cgil è particolarmente sensibile al tema, in quanto è impegnata con un’iniziativa di legge popolare e con la proposizione di referendum abrogativi «delle peggiori leggi antilavoro. Alla Dtl di Ferrara non può essere chiesto un eguale contributo, essendo un presidio di controllo e contrasto alle irregolarità nel lavoro», ma nemmeno l’impostazione denunciata nella nota.
Secondo la Cgil provinciale l’apparato recente di leggi sul lavoro rendono più difficoltosa l’attività di sindacati, magistratura e della stessa Dtl a tutela del lavoro. Tre gli esempi portati. Il lavoro accessorio, con i voucher nati con la finalità di riemersione del lavoro irregolare, si dimostrano invece «modalità con cui coprire il lavoro nero, abusivo e irregolare». Il lavoro in appalto, con la cancellazione della legge 1369 del 1960, finisce per ostacolare «il lavoratore che dovesse rivendicare verso il committente salario non corrisposto dall’appaltatore». Il Jobs act, infine, «rassicura ancora di più i datori di lavoro che operano un licenziamento illegittimo, quindi ingiustificato e ingiusto, dalle conseguenze negative del proprio atto, imponendo al giudice di applicare la regola di un indennizzo economico fisso e basso». (s.c.)
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