Un aiuto agli uomini per uscire dalla violenza
Chiedono sostegno concreto perché hanno paura di far male alle donne e trovano un punto di riferimento nel Centro uomini maltrattanti (Cam)
Sono storie difficili, caratterizzate da mille sfaccettature e in molti casi anche impossibili da raccontare in poche righe. Sono storie che parlano di uomini e che sono venute fuori con forza nel giorno della Giornata contro la violenza sulle donne. Spiegare il fenomeno della violenza non è facile, le motivazioni sono molteplici; è un fenomeno endemico, strutturale della società, che riguarda ogni ambito, familiare, educativo, sociale e culturale. Il Cam (Centro uomini maltrattanti) di Ferrara offre un supporto importante per tutti quegli uomini che per primi riconoscono di avere dei problemi e si convincono a chiedere aiuto. «Gli uomini che si rivolgono al nostro Centro, ci contattano via e-mail o telefonicamente - spiega una delle operatrici - spesso sono le loro partner o ex partner a cercare informazioni per un aiuto per loro, ma poi è sempre l’uomo che deve contattarci direttamente per chiedere informazioni ed eventualmente fissare un primo colloquio. Arrivano al nostro centro spesso in seguito a episodi di violenza fisica, che è la più riconosciuta e riconoscibile anche, cui si associa sempre una lunga storia di violenza psicologica, più subdola e più difficile, dunque, da riconoscere». Perché chiedono aiuto? «Perché vogliono capire le ragioni dei loro comportamenti violenti, vogliono cercare di modificare le loro reazioni e dare un senso alla loro rabbia e alla loro aggressività. Sicuramente l'essere stati esposti, da piccoli, a un modello educativo familiare pervaso dalla violenza, spesso a opera del padre, e dalla marcata distinzione dei ruoli all'interno della relazione tra i genitori, può essere una delle tante cause alle radici della violenza maschile e del perpetrarsi di stereotipi legati alle differenze di genere; ma non è di per sé sufficiente a spiegare il fenomeno. Nè tantomeno può passare come una giustificazione della violenza perpetrata, poi, nella vita adulta nei confronti della propria partner». L’agito violento non è una “perdita di controllo”, anzi è proprio il contrario: è un modo per riaffermare quel controllo, e quel potere, che l’uomo crede di detenere sulla partner, e che con l'atto di violenza vuole appunto ripristinare. «Ecco perché parlare di educazione è fondamentale; educare al rispetto dell'alterità, a un modo nuovo, creativo e rispettoso, libero, di essere in relazione, tra uomini, tra uomini e donne. Bisogna che i ragazzi si sentano liberi di sentire e di vivere le loro emozioni pienamente, andando oltre gli stereotipi e i retaggi culturali che vogliono l'uomo macho, che non piange, che non soffre, che quindi rifiuta tutte quelle caratteristiche che sono culturalmente definite femminili, e quindi nettamente in contrasto con l'idea di virilità a cui devono costantemente far riferimento». «Il Cam crede fortemente in questi valori, e quello che si propone di fare, nel lavoro con gli uomini che hanno agito violenza, è quello di portare avanti una riflessione condivisa e profonda su nuovi modi di essere in relazione con l'altro/a, modi in cui ci sia spazio per la propria libertà di essere e di vivere le proprie emozioni, nel rispetto della libertà altrui e delle altrui emozioni».
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