«Aspettiamo col fiato sospeso che passi anche questa piena»
Da Stellata a Pontelagoscuro si guarda al Grande Fiume con apprensione: speriamo senza danni
La piena del Po passerà anche per il Ferrarese, il picco è atteso per domani ma nelle aree golenali da Stellata a Pontelagoscuro le persone sono già col fiato sospeso. Aspettano che l’acqua corra fino al mare senza fare danni, senza creare disagi o problemi.
Le case coloniche lungo l’argine dal lato del fiume sono tutte vuote, abbandonate. Alcune ancora intatte e altre semidistrutte, impotenti contro l’incedere del tempo. Già ieri mattina dall’alto delle sponde del Grande Fiume erano diverse le persone che osservavano l’acqua salire. «Paura ancora no, non ce n’è, però vedere il Po crescere a vista d’occhio mette sempre un po’ di agitazione, aspettiamo che la situazione torni alla normalità», dicono un paio di uomini che non distolgono lo sguardo dall’acqua che scorre veloce verso la foce. Il viaggio che abbiamo compiuto parte dalla Terrazza sul Po di Malcantone, una località situata a un paio di chilometri, metro più metro meno, da Stellata.
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«Qui siamo tranquilli - afferma Marcello Boschetti, che insieme a suo padre Regolo è titolare della struttura ricettiva - L’acqua non arriverà fino all’edificio, siamo troppo in alto. Mi ricordo la piena del 2000, quella aveva fatto paura davvero. Nel 2014 mi ero spaventato ma questa volta penso che tutto passerà senza destare troppa preoccupazione anzi - sottolinea - se l’acqua salisse a sufficienza per pulire le golene non sarebbe nemmeno male». Il padre, che stava controllando il fiume in altri punti strategici del territorio, ci raggiunge e spiega: «Questo era un punto di passaggio obbligatorio per raggiungere il Nord con le barche per il commercio del sale. Qui si incrociano tre regioni: l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto. Questa terra per me è speciale. Nel 1983 insieme a un gruppo di amici fondammo il Gruppo Nautico “la Rocca” poi la piena del 1991 portò via tutto. Non ci arrendemmo e ricostruimmo il nostro spazio poi è arrivata la Terrazza; questo è un punto che consente di avere una visuale notevole e poi è sicuro». Spostandoci verso Stellata raggiungiamo l’area golenale della Rocca Possente.
A mezzogiorno di ieri la struttura medievale circondata dalle impalcature necessarie per portare avanti i lavori di restauro dell’edificio danneggiato dal sisma del 2012, iniziava ad essere invasa dall’acqua.
La marcia prosegue poi in direzione Ravalle. È qui che incontriamo Adriano Droghetti e Andrea Bonazza, due amici di vecchia data che dal 1991 fatto parte dell’associazione Grande Fiume.
Sulla riva del Po, fuori da un bilancione, i due preparano carne ai ferri.
«Abbiamo visto piene molto più preoccupanti di questa. A volte l’acqua saliva fino a metà argine e per giorni non poteva raggiungere il bilancione. Non credo - afferma Droghetti - che rivivremo gli attimi del 2000 anche se le piene non vanno mai prese a cuor leggero. Siamo affezionati a questo piccolo spazio, è un po’ come un rifugio che cerchiamo di mantenere e preservare».
I volontari della Protezione civile di Bondeno proprio ieri hanno compiuto un’esercitazione «per essere pronti in caso di necessità». «Lo stato è quello di pre allerta e - assicura Stefano Ansaloni, comandante della polizia municipale - se sarà necessario saremo pronti ad intervenire. Presumo che la piena passerà un po’ come a Piacenza, senza non destare troppe preoccupazioni ma in questi casi è sempre meglio essere vigili e concentrati. Per questo - continua - dico che l’allerta è massima. Il Po in queste ore è un sorvegliato speciale. Se sarà necessario apriremo i nostri centri di coordinamento operativi di Protezione civile e insieme a Aipo (agenzia interregionale del fiume Po, ndr) e Regione coordineremo le operazioni».
Proseguendo lungo le strade di campagna che costeggiano e si intrecciano con l’argine del Po raggiungiamo Pontelagoscuro. Qui il ponte che separa Ferrara dalla sua ultima frazione prima di entrare in terra veneta, fa tirare un sospiro di sollievo. Intorno alle 14 l’acqua è ancora distante dalla “zona rossa” ma cresce. Guido Ferrari, 77 anni, vive in zona Barco.
«Ricordo che, all’inizio degli anni Cinquanta, ci fu una piena che ruppe gli argini a Occhiobello. Ero bambino ma le immagini di quei momenti sono ancora vive nella mia memoria. Questa volta - dice tirando un sospiro di sollievo - la situazione non sembra essere così critica ma con il fiume non si può mai dire. Aspettiamo qualche giorno, tratteniamo il fiato, e speriamo che passi».
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