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Referendum, Sì di Soffritti «Non voto come Salvini»

«Il premier Renzi è un democristiano proprio come il sindaco Tagliani ma è meglio un centrosinistra moderato dell’accozzaglia dall’altra parte»

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Basta un Sì per provare a tornare in prima fila, seduto stavolta (oplà) dalla parte dei rottamatori. Intendiamoci, ammette Roberto Soffritti, «io non mi definisco così e nemmeno mi considero renziano». Questo sarebbe troppo, in effetti. Domenica però l'ex sindaco andrà al seggio per approvare la riforma costituzionale e la mossa del cavallo (di gran razza, è il caso di dire) si fa notare.

Addio a Sel («ha già deciso di sciogliersi», osserva), come del resto salutò in precedenza i Comunisti italiani per i quali fu deputato e tesoriere nazionale, ora un ciao ciao in sgommata a Bersani e D'Alema. C'era eccome Soffritti ad ascoltare un mese e mezzo fa l'ex premier al Ridotto del Teatro Comunale: «D’Alema è stato un grande dirigente, credo tuttavia ci siano questioni di altra natura, non strettamente politiche, rispetto alla scelta, sua e di altri, di votare No».

Per spiegare le sue motivazioni in favore del Sì, si parte da lontano: il muro di Berlino, «un pezzo di mondo che finisce», "Renzi è un democristiano, Tagliani pure". Insomma: adeguarsi, par di capire, secondo un antico realismo di marca Pci. «Meglio un centrosinistra più spostato al centro - aggiunge Soffritti - dell'accozzaglia (il lessico è già pienamente renziano, ndr) che c’è dall'altra parte. Ci sono anche la Cgil e l'Anpi, li rispetto, ma come potrei votare come Salvini, Meloni, Casa Pound? Io sono stato allevato all'insegna dell'antifascismo». Ecco nascere il comitato per il Sì, formato in gran parte da fedelissimi, iscritti all'Associazione culturale democratica di Italo Cariani, già segretario provinciale del Pdci.

Non aderirà l'assessora Annalisa Felletti: «Mi ha detto che voterà No» svela Soffritti. Poi gli chiediamo: ma non è che per caso dopo il 4 dicembre si iscriverà al Pd? «Non credo proprio - risponde l'ex primo cittadino - anche se ci sono condivisioni, affinità positive: il Pd resta saldamente di sinistra. Ci può essere però un'area contigua che dà il suo contributo». Insomma, l'ultima reincarnazione del Duca è sulle orme di Giuliano Pisapia e del sindaco di Cagliari Massimo Zedda, con un occhio a Cuperlo.

Intanto Khety Bracchi, la presidente del comitato, esalta la riforma Boschi: «È modernista, ci metterà all'avanguardia, saprà garantire efficienza, agilità e stabilità».

Spazio al dibattito, giovedì dalle 17 al Ridotto del Teatro, con Andrea De Maria (segreteria nazionale Pd, ex sindaco di Marzabotto, già transitato a Ferrara per parlare del referendum del 4 dicembre) e con il costituzionalista Tomaso Giupponi.

Fabio Terminali

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