Il vento di Bora salva le foci Rischio passato
Il Grande Fiume scarica l’onda in mare Le sponde ferraresi senza danni evidenti
GORO. «L’acqua per noi è tutto. Ci dà da vivere, ci fa lavorare ma ogni giorno ci ricorda di come in pochi secondi può distruggere ogni cosa. Abbiamo paura del mare così come del fiume e quando le forze si incontrano e si scontrano non ci resta che pregare». Affacciati dal pontile del Ponte di Barche sul Po di Goro, chiuso al traffico per motivi di sicurezza, gli abitanti di Goro e Gorino guardano l’acqua che corre verso il mare a gran velocità. «È impossibile pensare di fermarlo, e questo è niente rispetto al Grande Fiume». Lo spettacolo merita e il forte vento gelido si sopporta facilmente. «Abbiamo dovuto chiudere l’accesso al ponte che a sua volta è stato aperto per permettere alla piena di passare. Il problema qui sono i tronchi e tutto quello che viene giù». Ai lati, in effetti, detriti di ogni genere spingono sulle sponde di cemento, «quando il livello tonerà normale, verranno a fare legna. Qui non si butta via niente, ce lo ha insegnato la nostra storia». Fa paura. Il colore marrone, la forza dell’acqua, «ma no - ridono sul pontile - questa per noi è la normalità. Nel senso che l’abbiamo già visto tante volte. Oggi soffia la bora e quindi l’acqua resta più o meno bassa. Nei giorni scorsi, con lo scirocco, lo scenario era diverso. Vedremo cosa ci poeterà nei prossimi giorni perché il vero problema per noi è quello. Dopo le piene in mare si arriva di tutto e per chi va a pescare non è certo una bella cosa».
Risalendo verso Ferrara, le golene sono colme e gli alberi sembrano sospesi. Il cielo limpidissimo regala immagini da cartolina e chi se lo può permettere, vista l’ora e il giorno certo non festivo, cammina a piedi lungo gli argini. «È bellissimo, anche perché questa volta, almeno per ora, non siamo preoccupati. La piena dovrebbe arrivare in serata, l’allerta c’è ma chi vive qui da sempre ha visto il fiume diventare una sorta di mostro, tanto da dover lasciare le case cercando di portare via tutto quello che poteva. Adesso, e forse è anche giusto così, l’allarme scatta quasi subito e col passare del tempo di case nelle golene non ce ne sono quasi più». Insomma, «è questione di abitudine. Chi vede il Po per la prima volta resta sempre a bocca aperta, noi abbiamo imparato a conoscerlo».
Lavorano tranquilli all’interno del cantiere nautico a Volano. Le barche ormeggiate nella Valle arrivano fino alla banchina e il vento sembra spingerle sulla stessa. «Tutto sotto controllo - assicurano i titolari - Non succederà nulla. Ieri l’acqua è uscita nel punto più basso ma perché soffiava forte il vento di scirocco. Il massimo è stato raggiunto nel 2015. Ecco, quel giorno abbiamo avuto davvero paura, tanto che per non dimenticare abbiamo segnato il livello sul muro». A conti fatti, fino a ieri nel tardo pomeriggio, di danni non se ne sono registrati. Quando il livello dell’acqua scenderà sugli argini resteranno diversi tronchi di legno che verranno prontamente portati via da chi li cerca per caminetti e stufe. Il rispetto da parte di coloro che hanno scelto o si sono trovati a convivere con il fiume è massimo. Finalmente si è arrivati a capire, almeno in questa parte di territorio, che la partita sarebbe persa in partenza perché se l’acqua arriva a invadere e a distruggere, la colpa non è certo della natura.
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