«Botte e minacce da chi avevo aiutato»
L’imputato è accusato di estorsione e calunnia ai danni di don Margutti: ieri il racconto del sacerdote
Per molto tempo ha sopportato: per paura, ammette. Ma anche, forse, per un miscuglio di solitudine e dipendenza affettiva. Don Andrea Margutti, assolto in via definitiva dall’accusa di abusi sessuali su un bimbo di tre anni, ieri ha raccontato in tribunale il suo inferno privato. Questa volta ha parlato come persona offesa al processo che vede invece imputato il padre del piccolo, l’uomo che lo accusò. E che oggi deve rispondere di estorsione e calunnia. Per aver ricattato e minacciato il sacerdote per farsi intestare la casa, e per averlo infamato denunciandolo per pedofilia. Queste le ipotesi dell’accusa, filtrate ieri attraverso la testimonianza diretta di chi ne è stato vittima, legato al suo “carnefice” in un rapporto dai confini frastagliati. Lo ha ammesso, don Margutti: durante gli anni di accoglienza e ospitalità, quando forse aveva cominciato a considerare quella del serbo un po’ la sua famiglia, ha dato loro spontaneamente circa 90mila euro.
I guai, ha riferito, sono cominciati alla fine del 2011 quando l’uomo ha cominciato a premere per farsi intestare la casa. E a irritarsi per gli aiuti elargiti ad altri “protetti” del sacerdote. Così, era bastata una telefonata e qualche messaggio da parte di Catalin, un ragazzo rumeno, per scatenare la reazione violenta del serbo: «Sono stato picchiato fino a non farmi capire più niente. Mi ha tenuto due ore sul divano, deridendomi e gettandomi secchiate addosso. Mentre stavo male, ha copiato la mia rubrica e fotografato i miei messaggi». A quel tempo, ha proseguito, il serbo fotografava tutto, registrava tutto. Anche la conversazione, del gennaio 2012, in cui il sacerdote lo rassicura sulla possibilità di farsi intestare la casa. Il pm Savino ha chiesto spiegazioni su quella conversazione che suonava come una promessa: «Sapevo benissimo che stava registrando. Ho risposto così un po’ perché avevo paura e volevo tenerlo buono, visto che un mese prima di aveva picchiato e minacciava di farmi buttare giù dalla finestra dai suoi amici albanesi, un po’ perché pensavo che alla fine, vedendo la mia disponibilità, capisse e si ravvedesse». Invece alle minacce e ai maltrattamenti è seguita l’accusa di abusi sessuali al bimbo, accuse che hanno determinato la sospensione a divinis dal sacerdozio da parte della Curia, tutt’ora in vigore. La deposizione del sacerdote, assistito dall’avvocato Claudio Maruzzi, proseguirà a maggio. Alla stessa udienza sarà ascoltato anche l’imputato: prima però, il 6 dicembre, dovrà tornare davanti al giudice al processo che lo vede imputato di diffamazione via web.(a.m.)
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