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Ceramiche Sant’Agostino Risarcimenti alle vittime

Ceramiche Sant’Agostino Risarcimenti alle vittime

Dopo sisma: si apre il processo ai capannoni crollati dove morirono due operai Raggiunto accordo con l’azienda di Ennio Manuzzi, le famiglie usciranno di scena

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Oltre quattro anni dopo il terremoto del maggio 2012, oggi davanti al gup Piera Tassoni si celebrerà l’udienza preliminare per la morte di due operai della Ceramiche Sant’Agostino. Davanti al giudice si dovranno presentare 4 imputati per il reato di concorso in omicidio colposo, tre tecnici (Bruno Luigi Formigoni, Andrea Govoni, Andrea Fipertani) e il titolare dell'azienda Ennio Manuzzi.

Tutti si difenderanno dalle accuse con i propri legali e consulenti tecnici, ma già alla vigilia si è appreso che i 4 imputati - di fatto l’azienda Ceramiche S.Agostino - ha trovato un accordo con una transazione extra processo, pagando il risarcimento alle famiglie delle vittime, ai due operai che erano di turno in quell’alba del 20 maggio 2012: Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni.

Per questo motivo, oggi i legali di parte civile che hanno raggiunto l’accordo con Ceramiche S.Agostino, si ritireranno dal processo e lasceranno che gli imputati con i loro difensori argomentino con l’accusa in punta di diritto e normativa antisismica. Accusa rappresentata dal pm Ciro Alberto Savino che ha voluto questo processo per arrivare ad un confronto per raggiungere una verità che non si fermasse solo alle norme finora applicate. Ecco allora la procura andare oltre, sostenere che sebbene le norme per la ricostruzione solo nel dopo terremoto abbiamo imposto l'obbligo, a tutti gli imprenditori, di «legare» (ancorare e fissare travi, piloni, pannelli prefabbricati) le strutture portanti dei capannoni industriali esistenti e tutelare sicurezza dei lavoratori ed evitare crolli, queste norme si sarebbero dovute esigere dagli imprenditori anche prima, poichè il Ferrarese è considerata zona sismica dal 2003.

La procura dopo perizie su perizie, tecniche, un confronto giuridico di altissimo livello è arrivata a chiedere il processo non solo per tecnici (chi progettava i capannoni) ma anche per gli imprenditori, Manuzzi in questo caso. E così per la prima volta, gli imprenditori sono chiamati a processo per violazioni della tutela sui luoghi di lavoro e per non aver messo in sicurezza i capannoni stessi. Questa la tesi d’accusa. Il processo che continuerà senza le parti civili dovrà accogliere questa tesi o smentirla. (d.p.)

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