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Ferrara, ordina di uccidere la ex per non pagarle i danni

Ferrara, ordina di uccidere la ex per non pagarle i danni

Il movente del carcerato Mauro Fabbri sarebbe solo economico. Sei anni tentò d’ammazzare Lucia per amore, oggi per i soldi da sborsare in civile

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FERRARA. L’inchiesta è in corso e la maggior parte degli atti sono secretati. Ciò che si sa con certezza è che Mauro Fabbri, 55 anni, bondenese, è indagato per tentato omicidio aggravato - assieme ad altre due persone straniere e parenti - per aver ordinato dal carcere di Ferrara di uccidere la sua ex, Lucia Panigalli, 59 anni di Vigarano, che aveva già tentato di amazzare sei anni fa e per questo sta scontando il residuo degli 8 anni di pena. Ciò che trapela dall’inchiesta di procura e carabinieri (pm Barbara Cavallo e Reparto Investigativo di Ferrara) è però il possibile movente. Se sei anni fa, il 16 marzo 2010, Fabbri aggredì la sua ex a coltellate alla gola e all’occhio e poi si giustificò dicendo di averlo fatto per “troppo amore”, oggi il movente è solo economico, di bassa vil pecunia. Per risparmiare sul risarcimento che gli viene chiesto - in seguito alla condanna definitiva che sta scontando in carcere - in un processo civile imminente.

Lo aveva ammesso lui stesso, Fabbri, al suo “mediatore”, un detenuto del carcere cittadino che poi ha rivelato ai magistrati quanto gli era stato riferito: il detenuto, uno straniero di 45 anni, ha spiegato di aver ricevuto l’ordine durante l’ora d’aria in carcere. «Fabbri mi diceva - ha riferito lui stesso - che a causa della sentenza di condanna è costretto a pagare un risarcimento di 500mila euro». Aggiungendo che lo stesso Fabbri «mi chiedeva se conosco qualcuno in grado di “fare questo lavoro”». Addirittura, negli atti, viene anche riferito il prezzo pattuito per il lavoro, una cifra di 50mila euro, e sempre negli atti vi sono altri riscontri su passaggi di denaro, un assegno da 25 mila euro tra il detenuto e un parente, entrambi indagati in concorso con Fabbri. Oltre non si può sapere, però: l’inchiesta è blindatissima, ma Lucia Panigalli ancora oggi non si sente sicura e vive nel terrore sottolinenando che «là fuori c’è qualcuno che vuole uccidermi».

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L’avvocato difenore di Fabbri, Dario Bolognesi, interpellato, ha confermato l’intera vicenda giudiziaria in corso, hasottolineando il segreto istruttorio che impone l’assoluto riserbo. Bolognesi si limita a spiegare di aver depositato una corposa memoria alla procura per spiegare la posizione del suo assistito. Che ribadiamo è stato già interrogato dagli inquirenti, riferendo di non saper nulla e non capire il motivo per cui veniva coinvolto nella vicenda. Resta per il processo civile: dove Lucia Panigalli e il suo avvocato Patrizia Micai chiederanno al giudice civile di far pagare a Mauro Fabbri per il male fatto all’ex compagna sei anni fa. Per il terrore e la paura di oggi, si vedrà in futuro. (d.p.)

 

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