Vitellio (Pd): un Sì atteso fin dal 1946
Luigi Vitellio, segretario del Pd, spiega in questa intervista il suo Sì al referendum Voi sostenete che con il superamento del bicameralismo paritario, migliorerà l’efficienza del Parlamento e l’iter...
Luigi Vitellio, segretario del Pd, spiega in questa intervista il suo Sì al referendum
Voi sostenete che con il superamento del bicameralismo paritario, migliorerà l’efficienza del Parlamento e l’iter legislativo sarà più rapido. Ma è proporio vero? Alcune leggi vengono approvate in 1200 giorni mentre per il Lodo Alfano si è proceduto in tempi rapidisimi.
Già l'ordine del giorno Perassi - con cui l'Assemblea Costituente nel 1946 approvò la forma di governo parlamentare - sosteneva la necessità che "il sistema parlamentare" dovesse essere disciplinato "con dispositivi costituzionali idonei ad evitare le degenerazioni del parlamentarismo", e il rischio di un Senato “doppione” della Camera. Tutti i successivi tentativi di riforma della Costituzione - dal famoso decalogo del Presidente Spadolini del 1982, passando per la commissione Bozzi, il richiamo del Presidente Scalfaro, la commissione Iotti-De Mita, il comitato Speroni, la bicamerale D'Alema, e i tentativi più recenti fino all'ultima richiesta del Presidente Napolitano che ha dato origine a questa riforma - si sono concentrati proprio sul superamento del bicameralismo paritario.
Vuol dire che non è una fissazione di Renzi?
Non è questo governo a ritenere necessario il superamento del sistema bicamerale paritario ma è la dottrina costituzionale tutta, già a partire dall'Assemblea costituente. Di tale necessità si è fatta carico l'iniziativa parlamentare (e non governativa) del 2014 che ha dato il via a questa riforma.
Veniamo alla proclamata maggiore efficienza.
Superare il bicameralismo e riorganizzare Camera e Senato, distinguendone le competenze, consentirà al Parlamento di lavorare in modo più efficiente. E così si alza anche il livello qualitativo della discussione politica, oggi troppo spesso ostaggio di veti di minoranze o piccole lobby che, sfruttando le farraginosità dell'attuale sistema, approfittano del ping-pong fra i due rami del Parlamento per imporre interessi di parte. Inoltre è chiaro che un Parlamento ben funzionante difficilmente rischia di rimanere ostaggio del ricatto del governo che ponendo la fiducia di fatto, blinda il testo di legge come invece è avvenuto per il Lodo Alfano.
I sostenitori del No parlano di democrazia a rischio se questa riforma passasse.
Nulla di più sbagliato. Il Senato nella riforma non darà la fiducia al governo: questa libertà dal vincolo di fiducia consentirà, dunque, al Senato di svolgere una vera e propria funzione di controllo sia sul Governo (come ad esempio i poteri di verifica sulle nomine governative) sia sull'operato della Camera che andrà, invece, a configurarsi proprio come "camera politica". E' l'assetto tipico di tutte le democrazie moderne: la maggioranza dei sistemi parlamentari europei e tutti i Paesi del G8 hanno due Camere ma nessuno ha un bicameralismo paritario.
Cambia anche l'elezione del Presidente della Repubblica. Era proprio necessario?
La maggioranza richiesta dalla quarta votazione passa dalla maggioranza assoluta (50% ) a quella dei 3/5 dei componenti (60%), dunque, si alza il quorum. Dalla settima votazione, invece, ritorna ai 3/5 dei presenti. Ciò non significa che 3 parlamentari potrebbero da soli eleggere il Presidente. Chi lo dice non conosce la Costituzione che all'art. 64, comma 3 garantisce che per la validità delle deliberazioni è sempre necessaria la presenza della maggioranza dei componenti ciascuna Camera.
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