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«Abbiamo perso tutto Danni per 400mila euro»

«Abbiamo perso tutto Danni per 400mila euro»

Porto Garibaldi, la piena del Po e la bora spazzano via un allevamento di cozze Il presidente della cooperativa “Simoni”: vogliamo spostarci sotto costa

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PORTO GARIBALDI. L’ondata di piena del Po e le sferzanti raffiche del vento di bora dei giorni scorsi hanno spazzato via un intero allevamento di cozze, che si estendeva per 50 ettari a 6 miglia al largo di Porto Garibaldi. Ingentissimi i danni riportati dalla concessione di proprietà della cooperativa “Alessandro Simoni”, presieduta da Alessandro Gelli, che in un solo giorno si è vista sottrarre il lavoro e gli sforzi di anni di lavoro. «Questa volta è volato via tutto – si sfoga con rabbia Alessandro Gelli - Un altro duro colpo dopo la mareggiata del febbraio 2015, che ci aveva messi in ginocchio, perché oltre al prodotto, abbiamo perso anche boe, corde e ancoraggi». Secondo una prima stima il danno si aggirerebbe intorno ai 400mila euro e coinvolge 14 soci della cooperativa, «tutti capifamiglia – prosegue Gelli -, che non riescono più a portare a casa un reddito. Non chiediamo soldi, ci tengo a precisarlo e neppure una pacca sulla spalla». Il presidente della cooperativa invoca l’intervento dell’assessore regionale Simona Caselli, «che abbiamo già conosciuto, una persona che ha già dimostrato di saper ascoltare le problematiche e le esigenze dei pescatori». La piena del Po e la mareggiata hanno trascinato a ridosso della concessione una gran quantità di legname. Ieri mattina i soci della coop, coadiuvati dai cozzari del gruppo di Porto Garibaldi con una decina di natanti, sono usciti in mare per rimuovere i tronchi, rimasti intrappolati tra corde e maglie, nelle quali erano appese le cozze. «Ringrazio la marineria di Porto Garibaldi ed un particolare questo gruppo di cozzari – ha dichiarato Alessandro Gelli -, per la solidarietà ricevuta. Hanno perso una giornata di lavoro per darci una mano». L’allevamento ancorato al fondale marino da pesi e delimitato in superficie da galleggianti che trattenevano le cozze in sospensione, non è più recuperabile, neppure in parte. Dopo aver perso in un colpo solo il frutto di tanti sacrifici, la coop chiede alla Regione una delocalizzazione dell’allevamento in un’area più protetta dalle mareggiate. Il presidente Gelli, una volta compiuta l’amara scoperta, ha effettuato un sopralluogo congiunto con la motovedetta della Guardia Costiera e in un secondo momento ha sporto denuncia nel locale Ufficio circondariale marittimo di Porto Garibaldi. «Quella è già una zona interdetta alla navigazione – ha sottolineato Gelli -, ma per scrupolo ho annunciato via radio di non avvicinarsi proprio per il pericolo di andare a sbattere contro tronchi, anche di grosse dimensioni». La coop conta di esporre all’assessore regionale la problematica, per ottenere una delocalizzazione dell’allevamento in una zona sotto costa, un provvedimento analogo è stato adottato a Goro per concessioni che insistevano in zone anossiche.

Katia Romagnoli

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