«Continuo a lavorare mi sento incoraggiata»
L’assessora Felletti dopo la “sfiducia” di Sel attende le decisioni di Tagliani «Sinistra Italiana? Spero non sia solo forza antagonista». E si smarca da Soffritti
Annalisa Felletti avvista sul tavolo di un redattore un variopinto calendario con disegni di bambini appena recapitato alla Nuova: «Vedo che avete anche voi il calendario della scuola di Cocomaro di Cona. Io l’ho ricevuto stamattina, è molto bello». L’appuntamento in redazione con l’assessora alla pubblica istruzione e alle pari opportunità però non è stato fissato per soffermarsi sulla fantastica creatività dei bambini e sul prezioso lavori dei loro insegnanti, ma sulle adulte turbolenze della politica. Di Sel, in questo caso, un partito laceratissimo il cui coordinamento ha sfiduciato l’unica sua rappresentante nella giunta comunale demandando al sindaco l’ingrato compito di decidere se tenersi la Felletti nella squadra di governo o tenersi il consigliere comunale Leonardo Fiorentini nella squadra di maggioranza. Tagliani ha detto che ci penserà dopo il referendum, nel frattempo ha tenuto a rimarcare che la Felletti «svolge un compito delicato con dedizione e serietà» e che «non esistono ragioni personali mie per un ripensamento che riguardi oggi la sua delega».
Una parte di Sel ce l’ha con lei da quando è entrata in giunta nel 2014. Ha violato dei patti interni? O è stata semplicemente più scaltra di altri pretendenti?
Sel, di cui all’epoca vestivo gli scomodi panni di coordinatrice, presentò una rosa di nomi al sindaco, tra quei nomi c’era anche il mio e Tagliani fece la sua scelta. Quanto ai rapporti interni a Sel erano già segnati da grande litigiosità, la situazione è stata sempre molto travagliata ed è sempre stato complicato trovare una composizione con chi muove dal principio “meno siamo, meglio stiamo”, il contrario di una politica inclusiva.
È immaginabile che abbia parlato con Tagliani della sfiducia del coordinamento di Sel o “simulacro di coordinamento” come l’ha definito le?
Sì. ne abbiamo parlato.
E cosa può dire al riguardo?
Posso dire quello che penso io. Il 10 dicembre Sel non esisterà più perché si scioglierà, anche se in realtà il partito è progressivamente collassato al di là delle dinamiche locali. A febbraio nascerà Sinistra Italiana, per cui ora siamo nel limbo e non c’era motivo che quattro o cinque persone in nome di un partito che non c’è più si producessero in questa fuga in avanti.
Un motivo c’è sempre.
Forse la forzatura su di me è funzionale a maturare una rendita di posizione per il futuro.
Se la Felletti rimane in giunta è possibile che Fiorentini esca dalla maggioranza. Un bel dilemma per Tagliani.
Su questo deciderà Tagliani.
Dopo il referendum.
Dopo il referendum.
E lei nel frattempo che fa?
Io sto continuando a lavorare. Ho ricevuto attestati di stima da tante persone in questi giorni, da nonni e genitori di bambini delle scuole d’infanzia, da donne del sindacato, da esponenti di associazioni tra cui alcune associazioni Lgtb che si sono pronunciate pubblicamente. Sono stati per me incoraggiamenti importanti.
Sta per finire la storia di Sel e sta per nascere Sinistra Italiana. Lei aderirà al nuovo partito?
Bisognerà capire la prospettiva. Guardo con molta attenzione al processo di costruzione di Sinistra Italiana anche se registro molte criticità.
Qual è il punto decisivo?
Si tratta di vedere se prevarrà una vocazione politica residuale tipica di una forza che si caraterizza come antagonista o se prevarrà l’idea di costruire una forza di sinistra che vuol giocare e rivendicare un ruolo importante nel campo del centrosinistra, in grado di fare alleanze con l’obiettivo di governare.
La vede come l’ex sindaco di Milano Pisapia?
Sì. E anche come l’assessore regionale Massimo Mezzetti.
Al referendum come vota?
Voto No e il mio è un No ponderato, non dettato dall’ideologia, nè dagli schieramenti pro o contro il governo. Credo che la Carta Costituzionale abbia bisogno di essere aggiornata in alcuni sue parti, ma non in questo modo pasticciato che supera il bicameralismo perfetto per approdare al bicameralismo incasinato, non provocando uno sbilanciamento eccessivo verso un decisionismo che va a discapito della partecipazione. Il mio è un No che rispetta anche chi fa scelte diverse dalla mia. Detto questo trovo fortemente sbagliata la scelta di figure riconducibili a Sel che si sono pronunciate per il Sì. In questo caso votare Sì vuol dire non essere in sintonia con chi da sinistra chiede più democrazia e più partecipazione.
Diamo un nome alle cose. Lei sta prendendo le distanze da Soffritti & company?
L’ha detto lei.
Marcello Pradarelli
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