Ex Lamborghini Calor si riaccende la speranza
DOSSO. Sull’ex Lamborghini Calor che fa parte del gruppo Ferroli e che occupa 82 dipendenti si riaccende la speranza. Spiragli positivi al termine dell’incontro che si è tenuto ieri ad Unindustria...
DOSSO. Sull’ex Lamborghini Calor che fa parte del gruppo Ferroli e che occupa 82 dipendenti si riaccende la speranza. Spiragli positivi al termine dell’incontro che si è tenuto ieri ad Unindustria Ferrara tra la Fim-Cisl, la Fiom-Cgil, le Rsu degli stabilimenti di Dosso e di Grugliasco nel Torinese e la direzione Lamborghini Calor e del gruppo Ferroli. Nell’incontro del 17 novembre era stata comunicata una totale chiusura sul tema delle rotazioni in cassa integrazione, una preventivata anticipazione dei termini per il trasferimento delle attività e dei lavoratori a San Bonifacio, una non meglio precisata disponibilità a discutere di condizioni temporanee di trasferimento ed una pressochè totale chiusura sia sul tema degli incentivi sia sulla possibilità di modificare il piano industriale di Ferroli. La mobilitazione dei lavoratori ha mosso le acque. L’azienda ha registrato la volontà del sindacato di volere discutere della creazione di condizioni idonee a proseguire un’attività a Dosso ipotizzando la creazione di un importante polo di logistica e di ricambistica di gruppo. L’idea verrà presa in considerazione dal gruppo. Il sindacato ha avviato anche discorsi con la Regione Emilia-Romagna per avere sostegno ed un eventuale futuro contributo in termini di progetti formativi e di riqualificazione. Sul tema cigs i sindacati hanno riconfermato la contrarietà alla volontà dell’azienda di sospendere a zero ore i lavoratori. Chiesto un’integrazione dell’azienda all’indennità nella misura di un euro per ciascuna ora di cassa fatta nel mese (173 euro per un mese in cigs). L’azienda si è riservata di dare una risposta. Sulle condizioni di trasferimento chiesto di considerare nelle 8 ore di lavoro anche due ore di viaggio (quindi 6 ore lavorate a San Bonifacio, pagate 8). Chiesta anche un’indennità di disagio giornaliera di 3,50 euro. L’azienda darà una risposta. I sindacati hanno confermato l’indisponibilità ad un accordo sulla mobilità volontaria (300 euro in tutto). Il gruppo non può non prevedere risorse specifiche per il pino sociale di tutela dei lavoratori licenziati. Prossimo incontro a gennaio.
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