Il giubileo del carcere chiuso a ritmo funky
Settanta detenuti dell’Arginone ballano per salutare e ringraziare Francesco “Il Papa è pop” merita un bis. L’appello a non dimenticare i carcerati
La musica e la danza come linguaggi universali, meglio che l’inglese usato durante le prove per farsi capire anche da chi mastica a fatica l'italiano. Una coreografia funky per salutare il Papa al termine dell’anno santo e ringraziarlo per le riflessioni sulla misericordia, più prosaicamente per aver tenuto accesa l’attenzione sui problemi delle carceri: i detenuti dell'Arginone l’avevano preparata sperando di poterla mettere in scena proprio davanti al Santo Padre, che la scelta della casa circondariale di Ferrara come struttura in cui chiudere ufficialmente il Giubileo degli istituti di pena fosse la premessa per l’arrivo di Francesco. Come a Rebibbia per l'apertura della Porta santa, è stato il refrain nelle settimane di avvicinamento all’evento di ieri. Ci credevano, i detenuti. L'hanno sperato fino alla vigilia; e con loro i vertici della casa circondariale e gli agenti di custodia. Hanno avuto il vescovo, le autorità cittadine e gli agenti per pubblico, e l'attenzione dei media sul messaggio “Pope is pop”, “il Papa è pop” che ha riscontrato curiosità anche negli Stati Uniti, in Russia e in Brasile, come sottolinea la comandante della polizia penitenziaria, Annalisa Gadaleta. Nel teatro dell’Arginone hanno concesso il bis
Il carcere è sempre un microcosmo. Quello di Ferrara vive una fase caratterizzata da un'osmosi importante con la città, con detenuti che studiano nella sezione staccata del Vergani o provano a laurearsi grazie ad una convenzione con Unife e compagni che nei corsi di tirocinio trovano un piccolo guadagno e imparano un mestiere utile al reinserimento. La "rieducazione del condannato", pilastro costituzionale che nessuna riforma si sogna di manomettere è concetto su cui si sono soffermati in molti, nell'incontro che ha preceduto lo spettacolo. Ne ha parlato il direttore Paolo Malato, lo ha affrontato Ilse Runsteni, provveditore interregionale alle carceri che ha comunicato il dato ufficiale di Ferrara, a ieri: 334 detenuti, di cui 126 stranieri.
Non tutti cristiani, tanto meno cattolici. Ma Francesco è un papa che piace, al di là del personale credo. E il messaggio della Misericordia, come ha ribadito il vescovo Luigi Negri, è universale. «Chiama in causa tutte le religioni – ha detto ieri salutando gli organizzatori dell’evento – e le spinge ad interrogarsi sulla propria natura. Perché non tutte le religioni, che pure convivono in un carcere, in una città, nello spazio europeo, passano l’esame della misericordia».
Al termine dell’esibizione l’appello di un detenuto, a nome di tutti: a non aver pregiudizi. E a non dimenticarli, varcando in uscita quei cancelli.
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