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“Rimborsopoli” verso la prescrizione

“Rimborsopoli” verso la prescrizione

Tra i 17 leghisti imputati anche il ferrarese Manfredini Al processo di Reggio Emilia attesi testimoni “eccellenti”

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Prosegue sul filo della prescrizione il processo in corso a Reggio Emilia sui rimborsi sospetti, che vede imputati 17 esponenti leghisti della Regione, tra cui il ferrarese Aldo Manfredini.

All’udienza di ieri due posizioni (il reggiano Giacomo Giovanni e la bolognese Lucia Borgonzoni) sono state stralciate per prescrizione con una messe di testimoni – un’ottantina – chiamati a sfilare in tribunale a Reggio, tra i quali esponenti di spicco della Lega Nord come il senatore Roberto Calderoli e Nadia Dagrada, ex segretaria di Umberto Bossi. I rimborsi contestati (per cifre esigue) risalgono al periodo 2009-2011 e l’accusa è, per tutti, di appropriazione indebita aggravata.

Esce quindi di scena Giacomo Giovannini, ora di Progetto Reggio (gli venivano contestati 330 euro). Per gli altri il processo continua, ma la prescrizione resta in agguato, anche se in tempi scaglionati, trattandosi di episodi diversi che coincidono con la data in cui ciascun leghista ha percepito il rimborso spese.

Oltre al ferrarese Manfredini, tra i reggiani spiccano Angelo Alessandri (ex parlamentare) e Marco Lusetti (ex vicesegretario della Lega Nord Emilia), il reggiano Matteo Bulgarelli, gli scandianesi Fabio Ferrari e Franco Spadoni (ex autista di Alessandri), Nadia Monticelli (di Campegine), l’ex tesoriere Gianfranco Barigazzi, i modenesi Federica Boccaletti e Christian Morselli, i piacentini Marco Canavesi e Merardo Zanetti, i parmigiani Daniel Barigazzi e Giovanni Tombolato, la cagliaritana Rita Casula e Antonio Vizzaccaro di Frosinone.

Ieri il giudice Alessandra Cardarelli ha constatato l’assenza di parti civili e ha ammesso le prove documentali e testimoniali avanzate sia dal pm Stefania Pigozzi sia dalle difese: ed è su quest’ultimo fronte che si prospettano scintille. «Ho chiamato a testimoniare Nadia Dagrada in quanto ex contabile Lega Nord – spiega Iotti, che difende Alessandri, Spadoni e Vizzaccaro – chiarirà anche lei l’equivoco nato dalla natura forfettaria dei rimborsi, che non nascondono un indebito arricchimento degli odierni imputati bensì una prassi contabile».

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