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Ferrara

i processi e il sisma

Terremoto, definiti i risarcimenti per i due morti a Sant’Agostino

di Alessandra Mura
Il capannone della Ceramica S. Agostino distrutto dal sisma
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Il capannone della Ceramica S. Agostino distrutto dal sisma

Le famiglie Cavicchi e Ansaloni sono state indennizzate con mezzo milione di euro ciascuna

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Escono dal processo: via dalla battaglia di perizie, lontano dalle schermaglie giudiziarie, al riparo dallo stillicidio di udienze che continuano a riavvolgere quel film dal finale tragico e immutabile, la morte dei loro cari. I familiari di Nicola Cavicchi e Leonardo Ansaloni - le due vittime del crollo del capannone della Ceramica Sant’Agostino durante il terremoto del 20 maggio 2012 - hanno deciso di chiudersi alle spalle le porte del tribunale con un accordo extragiudiziale raggiunto dai loro legali (Micai, Neri e Anselmo) con l’azienda di Sant’Agostino, e formalizzato ieri davanti al giudice Piera Tassoni. L’assicurazione liquiderà circa mezzo milione di euro a ciascuno dei gruppi familiari delle due vittime: da un lato i genitori di Nicola Cavicchi, di San Martino, ucciso sul colpo a 35 anni mentre stava svolgendo il turno notturno come meccanico di emergenza; dall’altro la moglie, i figli, i genitori e le sorelle di Leonardo Ansaloni, l’operaio di Reno Centese morto a 51 anni mentre stava lavorando ai forni. Il crollo del tetto del capannone della Ceramica li aveva travolti entrambi, non lasciando via di scampo.

«Era pesante, per noi, affrontare un processo - spiega Laura Ansaloni, sorella di Leonardo nonché promotrice del Comitato “Emilia Vite Scosse” - È una ferita che continua a riaprirsi, i miei genitori sono anziani e tutti noi ne abbiamo passate fin troppe. Uscire dal processo non vuol dire interromperlo anche se, certo, l’assenza di parti civili non è secondaria. La legge comunque farà il suo corso». Restano intatti, a distanza di quattro anni, il lutto e il dolore: «Tranquillità per noi è una parola che non esiste», si limita a rispondere Gloria Ansaloni, la vedova di Leonardo.

Il processo va avanti dunque con la guerra di perizie e consulenze. Ieri, il tempo di depositare nuove documentazioni da parte della difesa, l’udienza è stata subito aggiornata al 16 febbraio, quando gli avvocati Caniato, Rossetti e Sgubbi, legali dell’imprenditore titolare della “Ceramica” Ennio Manuzzi e dei tecnici Andrea Govoni e Andrea Fipertani, chiederanno il rito abbreviato. Per il quarto imputato, il tecnico Bruno Luigi Formigoni, la difesa non ha ancora deciso se richiedere o meno riti alternativi. Tutti devono rispondere di omicidio colposo: in particolare il pubblico ministero Ciro Alberto Savino contesta agli imputati di non aver messo in sicurezza i capannoni e di non aver garantito la sicurezza sul luogo di lavoro. Anche se le norme antisismiche più severe sono state introdotte per la ricostruzione post-terremoto, il territorio Ferrarese era stato dichiarato zona sismica fin dal 2003 e questo fattore - sostiene la procura - non poteva non essere preso in considerazione nella realizzazione dei capannoni industriali. A questa tesi si oppongono i difensori dei quattro imputati, che ieri hanno appunto depositato una nuova consulenza di parte firmata dagli ingegneri Savoia, Mirri e Marchi, esperti strutturisti e in materia di sicurezza sul lavoro. L’obiettivo, come spiega l’avvocato Riccardo Caniato, è quello di dimostrare che all’epoca dei fatti non erano previste normative più restrittive in materia di sicurezza antisismica, e in ogni caso si mette in discussione il nesso di causa tra un eventuale apporto di modifiche al manufatto con l’evitabilità dell’evento. In altre parole, i consulenti della difesa puntano a dimostrare che, anche se fossero stati eseguiti gli interventi necessari, il capannone sarebbe crollato lo stesso. Il gip ha inoltre acquisito gli atti del procedimento aperto a Modena per il sisma del 29 maggio, concluso con l’archiviazione richiesta già dal pm all’esito di un incidente probatorio che aveva dato ragione alle difese. Il giudice aveva accolto la richiesta di archiviazione e, al momento, non c’è alcun procedimento pendente presso il tribunale di Modena per fatti relativi al sisma del 2012.

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