Berco, il bilancio piange La reddività sotto il 2%
Copparo, azionisti Thyssen scontenti: tagli a personale e stipendi l’unica strada Esternalizzazioni, si sarebbero già sfilate due aziende delle quattro coinvolte
COPPARO. Manovre in casa Berco. In questi giorni si registra un’attività frenetica. L’azienda sta cercando di fare più magazzino possibile. Una manovra che potrebbe essere interpretata con il fatto che nel caso la vertenza si inasprisca e venissero dichiarati giorni di sciopero Berco avrebbe già il materiale pronto per la spedizione. Intanto sembra che un paio di aziende interpellate da Berco e alle quali esternalizzare una parte delle attività della logistica si siano già sfilate. È evidente che un’azienda prima di intavolare una trattativa chiede per quanto tempo può lavorare e a quali condizioni economiche, evidentemente queste aziende non hanno ritenuto soddisfacenti le risposte fornite dal managment. Berco vuole tagliare personale stipendi ma il piano industriale ancora non c’è. Quest’anno Berco, l’anno sociale per l’azienda scade il 30 settembre, non ha raggiunto il 2% di redditività in modo tale da poter garantire un ritorno economico agli azionisti i ThyssenKrupp e logicamente deve usare la mannaia usando le leve del taglio di personale (365 lavoratori dichiarati in esubero di cui 331 a Copparo e 34 a Castelfranco Veneto) e del taglio delle retribuzioni. In merito alla contrattazione di secondo livello l’azienda ha già dichiarato di voler pagare solamente le mensilità di settembre e di ottobre, novembre e dicembre mentre da gennaio 2017 applicare il solo contratto nazionale. A fine anno termineranno anche i contratti dei trenta lavoratori interinali e i sindacati chiedono che al loro posto siano inseriti una trentina di lavoratori che attualmente figurano tra gli esuberi. Tre anni fa al capezzale Berco venne chiamata Lucia Morselli conosciuta come “tagliatrice di teste” manager di indiscusse qualità che alla fine riuscì a trovare la quadra con i sindacati mettendo sul piatto della bilancia un sostanzioso quid economico per le dimissioni volontarie incentivate, circa 60 mila euro), oltre a far ricorso agli ammortizzatori sociali. Ora la Morselli è al capezzale dell’Ilva di Taranto e l’attuale amministratore delegato, Sven Arend, probabilmente non ha l’esperienza e i necessari contatti romani come invece ha la Morselli, inoltre Thyssen ha meno soldi da inserire alla voce dimissioni incentivate e dopo le centinaia di lavoratori usciti dalla fabbrica nel 2013 stavolta il numero di coloro i quali potrebbero essere potenzialmente interessati ad andarsene è di gran lunga inferiore. Ultima considerazione: tre anni fa sindacati e Rsu erano compatti e coesi. Stavolta non sembra essere così.
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