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La sera del sopralluogo e il 112 mai arrivato

La sera del sopralluogo e il 112 mai arrivato

L’8 settembre Pajdek fermato da un agricoltore che chiamò i carabinieri: “mandiamo un’auto”, ma...

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In aula sfilano i testi , si raccolgono prove. Le foto della scientifica, proiettate (vedi a fianco): all’interno della casa di Aguscello dell’agguato-rapina, dell’auto di Tartari ritrovata al cimitero di Mizzana e degli interni del tugurio di Fondo Reno con il corpo di Tartari. Un’udienza veloce quella di ieri perchè non è stato necessario interrogare i testimoni, acquisendo i verbali: dei commercianti sullo shopping della banda con le carte rubate a Tartari; le persone che videro l’auto di Tartari, l’Opel Corsa, anche a Fondo Reno, vicino al tugurio, alle 23.20 del 9 settembre, fissando a l’ora dell’abbandono del corpo. Tra i tanti, un verbale però parla anche di un “buco” nelle indagini. La sera dell’8 settembre, (giorno prima della morte di Tartari) l’auto di Pajdek, Alfa Romeo, targa BC 176 WD, venne fermata ad Aguscello da un agricoltore e il dipendente (Riccardo Lodi e Georgie Kamen): Lodi per quell’auto che andava avanti indietro (era il sopralluogo del colpo da Tartari) chiamò il 112, segnalando il sospetto (ladri in azione), dando la targa (che i carabinieri - si badi bene - conoscevano dal 2 agosto, dopo la rapina di Mesola a Emma Santi). L’operatore del 112 disse che avrebbe inviato una pattuglia: Lodi e Kamen non l’hanno mai vista arrivare. E se la pattuglia avesse fatto quel controllo? Se avesse identificato i due presenti, Pajdek e forse Fitie e incrociato la targa con quella di Mesola? Sì, i processi non si fanno con i “se”, dopo. Resta semba il solito dubbio: non si poteva fermare prima la banda? (d.p.)

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