Scontro su Condifesa Coldiretti espelle due soci
Commissariata la sezione Ferrara 2 guidata da Tamisari e Castaldi La reazione: «Decisione ignobile. La dirigenza contro gli interessi dei coltivatori»
«Non era mai successo nella storia della Coldiretti che un socio venisse espulso. È stata fatta una cosa sbagliata e ignobile». Danilo Tamisari è stato espulso dalla Coldiretti il 14 novembre dal consiglio provinciale di cui egli stesso faceva parte. Oggetto della discordia è la posizione di Coldiretti nei confronti di Condifesa Bologna Ferrara, il consorzio per la tutela delle produzioni agricole dalle avversità atmosferiche, un colosso cui fanno riferimento 6.200 soci con 500 milioni di valori assicurati.
Tamisari non era un socio qualsiasi («sono nella Coldiretti da 40 anni e prima di me c’era mio padre»): fino a tre settimane fa era presidente della sezione Ferrara 2 (zona Gaibanella-S.Martino e dintorni); con Tamisari è stato cacciato anche Ivano Castaldi, vice presidente di Ferrara 2 (la sezione è stata commissariata) e presidente della Serfit, la cooperativa dei Servizi Fitosanitari.
La durissima sanzione è stata comminata perché Tamisari e Castaldi si sono candidati per entrare nel cda di Condifesa, così come deliberato dal cda di Ferrara 2, ma in contrasto con la delibera della casa madre Coldiretti, che ha deciso di starsene fuori dagli organigrammi di Condifesa. «Siamo stati giudicati colpevoli di aver condiviso ed accettato le direttive del consiglio di amministrazione della sezione di Coldiretti Ferrara 2, sezione che esprime la volontà di circa 600 soci» afferma Tamisari. Il quale sa di aver violato le regole interne, ma per Tamisari quella delibera «va contro i diritti e gli interessi dei soci». E spiega le sue ragioni: «Coldiretti, per la prima volta, da quando opera a Ferrara, non ha presentato alcuna lista di candidati per le elezioni del consiglio di amministrazione di un ente funzionale agli interessi del mondo agricolo come lo è Condifesa Bologna Ferrara. Da questa presa di posizione si evince la volontà della stessa Federazione di non voler collaborare con altre organizzazioni sindacali se non in condizioni di prevalenza, pur rischiando di trascurare od addirittura ignorare gli interessi dei propri associati».
«Con la mia azione credo di avere solamente esercitato un mio diritto come socio Condifesa e non di essere reo di "alto tradimento" nei confonti dell'organizzazione. Penso di aver subìto un grave abuso di potere, giustificato da una delibera provinciale che toglie, che limita, che vieta e infine che reprime con l'uso dell'epurazione totale dalla federazione. Qualche dirigente ha detto che "si è voluto dare un esempio!"…. ma gli esempi non si davano forse, nelle piazze, in altre epoche?».
Tamisari esplicita anche le ragioni di fondo del contrasto con la dirigenza dell’associazione: È mia impressione che Coldiretti con le sue scelte politiche contrapponga all'amichevole icona pubblica una gestione interna rigidamente autoritaria e lesiva dei diritti e degli interessi degli associati. In un momento di grave crisi economica e notevole difficoltà del settore agricolo, la maggiore preoccupazione dei dirigenti della federazione sembra essere quella di voler riaffermare ad ogni costo la superiorità di immagine di bandiera». Tamisari invoca una reazione dei soci: «Chiediamoci se questi sistemi, che io definisco inaccettabili, servano a rendere migliore la nostra federazione, o a rendere migliori noi agricoltori e le nostre aziende. Se non fosse cosi, credo, dovremmo dire o fare qualcosa in merito»
Marcello Pradarelli
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