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Dai centesi all’Aquila d’oro legami forti con il territorio

Settant’anni di storia dell’Unione: le scelte dei presidenti, la colubrina spogliata Lo storico Santini: mai guerre di poltrone, la fusione era una scelta inevitabile

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I pampapati della Fis, i fanali per bici della Radius, i Molini Saini con il loro grano di qualità Barilla, il polo chimico, le scarpe Zenit con negozi a Roma e Milano e un’eredità arrivata fino ad oggi, alla Berluti. C’è la memoria e il sapore della Ferrara nel dopoguerra nella lista dei presidenti seduti in settant’anni sulla poltrona di Unindustria (anche Confindustria Ferrara e Unione Industriali), che oggi si scioglie nella maxi-aggregazione della via Emilia. Una storia strettamente intrecciata a quella della città, più di quanto non si tenda a riconoscere.

L’Unione Industriali nasce nel 1945 sulle ceneri dell’Associazione industriali fascisti, con una quarantina di soci, nella sede di Palazzo Aldrovandi, in via Contrari, e con il passaggio di consegne tra due presidenti, il cavaliere del lavoro Guido Ghezzi, fondatore della Fis, e Arnoldo Bondanini, manager dell’Aniene (gruppo Solvay). Il primo a lasciare un’impronta indelebile sulla città fu Giorgio Piacentini, erede attraverso la moglie dell’impero Zenit, che fondò il Premio Estense, nel 1965. «Come venne fuori l’idea? Prendendo spunto dal veneziano premio Campiello, nato un anno prima - ricorda Leopoldo Santini, in associazione fin da metà anni Sessanta con la Santini Legnami - Si voleva mettere in rilievo i rapporti con il mondo della cultura, il primo ad essere contattato fu Gian Antonio Cibotto, che poi coinvolse Gianni Granzotto, e lì venne deciso di promuovere un premio riservato ai giornalisti». Divenne presto, l’Aquila d’oro, il fiore all’occhiello dell’Unione, oltre che un modo per mettersi a fianco di una città sempre più interessata a cultura e arte, solo di recente completato con il Premio Estense scuola per mano di Mauro Barzetti.

Alla presidenza dell’Unione si sono poi succedute figure come Gino Bresciani, progettista tra gli altri di ex Standa, Hotel Astra, Motovelodromo e riconversione del Verdi, Valentino Puglioli (i fanali Radius, «vanto di Ferrara in tutta Europa» ricorda Santini) e Renato Saini: fu quest’ultimo a donare alla Provincia il modello di colubrina in occasione del sesto centenario del Castello Estense, con tanto di fusto in legno costruito dalla Legnami Santini che ora è andato perduto. La crescita associativa non fu impetuosa come lungo la via Emilia, forse anche per gli sgravi post-alluvione che indirizzarono oltrepò molte aziende, come l’Ediplastic. Con Vanni Guzzinati l’Unione comprò Palazzo Calcagnini e vi si trasferì, Gianni Fava inaugurò l’alternanza con i centesi che fu il riconoscimento della pari dignità ormai raggiunta dal distretto industriale centese. «Sempre senza divisioni nè lotte di poltrone interne» giura Santini.

L’ultimo presidente è Riccardo Maiarelli, che firmerà la fusione con Modena e Bologna. «È un momento storico, ma la scelta fatta non aveva alternative» è il suggello dello “storico” confindustriale. Senza rimpianti e polemiche, neanche stavolta. (s.c.)

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