Doppiette in picchiata colpite da costi e regole
Sono sempre meno i giovani che si avvicinano all’attività venatoria. Il cacciatore: il mondo sta cambiando ma gli appassionati non si adeguano
VOGHENZA. Dopo oltre sessant’anni di attività ha chiuso i battenti una storica azienda che produceva stampi per la caccia. La Sport Plast di Medelana, leader mondiale del settore, ha dovuto combattere negli ultimi 15 anni prima contro una feroce concorrenza cinese, poi contro la crisi globale. Ma soprattutto contro una richiesta sempre minore da parte dei cacciatori; categoria di appassionati in continuo calo. Solo nel Ferrarese negli ultimi anni c’è stata una diminuzione del 31,67% di doppiette in attività. I motivi che hanno determinato il calo di cacciatori sono diversi; dalla mancanza di interesse delle nuove generazioni, all’aumento dei costi necessari per praticare l’attività, alle regole sempre più restrittive.
Una conferma l’ha data ieri (domenica 4 dicembre) durante la giornata conclusiva della stagione di caccia stanziale, Ermanno Ferioli, da trent’anni imbracciando la sua doppietta, percorre le campagne tra Masi Torello e Voghenza. «Vado a caccia da trent’anni e in tutto questo tempo non ho mai sparato per il gusto di uccidere, non ho mai colpito un animale solo per vederlo cadere. Sparare per uccidere non fa per me anzi, penso sia proprio scorretto e non ho nulla da spartire con chi lo fa. I cacciatori sono in calo? Vero, è perché non riescono a stare al passo coi tempi». Ermanno ha 54 anni e va a caccia da quando è tornato dal servizio militare. È domenica mattina e con lui ci troviamo appena fuori città, a Cocomaro di Cona. Da qui partiamo con il suo fuoristrada verso Voghenza e ci addentriamo nella campagna circostante per la sua ultima battuta di caccia stanziale della stagione, ovvero la caccia a uccelli e selvaggina non migratori.
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Con Ermanno ci sono anche i suoi cani Brio e Blue che, una volta scesi dall’auto, iniziano a scorrazzare per tutta la campagna a perdi fiato. «Per me la caccia non è solo sparare anzi, per come sono fatto - racconta Ermanno - posso dire che colpire la preda rappresenta solo il 10 o 20 per cento dell’insieme. Per me la caccia è conoscere il territorio, passeggiare, ispezionare le zone a noi circostanti e stare con i miei cani. Mi piacciono il silenzio, la tranquillità. Quando esco per delle battute di caccia posso stare in giro anche tutto il giorno e tornare a casa a mani vuote che sono contento lo stesso». Blue e Brio corrono senza sosta, si tuffano nei fossetti che delimitano i campi e risalgono. Poi il fischio di Ermanno e i due cani si fermano, aspettano e tornano dal loro padrone. «Una volta andavo a caccia più spesso con gli amici poi da quando ho scoperto la compagnia dei cani preferisco andare solo con loro, mi rilasso di più. Perché – si chiede a voce alta - uccidere dieci fagiani o dieci lepri se poi alla fine ne mangerai una sola? Ci sono quei cacciatori che se in una giornata trovano dieci lepri le ammazzano tutte e dieci anche se non è giusto ed è contro le regole».
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Gli chiediamo cosa ne pensa dell’avversione che c’è nei confronti dei cacciatori e perché secondo lui il numero dei cacciatori è in calo. «I cacciatori - risponde - continuano a diminuire perché la gente fatica ad adeguarsi alle regole e alle nuove leggi. In più il ricambio generazionale è scarso, pochi giovani si appassionano a questa disciplina e il target invecchia». Per quanto riguarda i cacciatori buoni e cattivi spiega: «Sono a favore delle nuove leggi, è giusto seguire delle regole e rispettare le norme. Chi le infrange deve pagare. Chi caccia per il puro gusto di abbattere la preda per me è già un bracconiere, anche se sappiamo che i bracconieri sono ancora peggio». In testa Ermanno porta un cappello arancione acceso (tipo giubbotto catarinfrangente) «anche questo (dice indicando il capo, ndr) fa parte delle nuove regole; da quest’anno è obbligatorio. Tutti lo devono portare». Di colpi con la sua doppietta il cacciatore ne esplode solo uno in tutta la mattinata. «Funziona così con me - afferma - sparo raramente. In tutta la stagione ho catturato un paio di fagiani e una lepre, sono contento così». Blue e Brio raggiungono il padrone. Una lepre corre a tutta velocità attraverso il campo, i segugi fiutano la preda ma non si scompongono più di tanto. La giornata è finita, la stagione pure e la selvaggina più veloce e scaltra, anche quest’anno si è guadagnata la vita.
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