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«Aveva previsto tutto, anche il crac»

«Aveva previsto tutto, anche il crac»

I testimoni in aula per la diffamazione contro Giuseppe Toscano. E il processo diventa l’accusa alla gestione della banca

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Doveva essere un maxi-processo, con un imputato e oltre una 50ina di parti lese, vittime della diffamazione dell’avvocato Giuseppe Toscano, via Facebook, e sullo sfondo le amare sorti della amata e poi odiata, vecchia Carife.

Ieri mattina in aula c’erano appena sette persone (compresi tre cronisti) a dibattere (ed ascoltare)sui veleni contro la Cassa di Risparmio propagati dall’avvocato Giuseppe Toscano, ex membro cda di Fondazione Carife: non c’era più nessuno delle persone, dipendenti Carife, che si dissero offese e diffamate da Toscano, nell’estate 2013, dopo il commissariamento di BankItalia, quando Toscano iniziò a sparare raffiche di tastiera su tutti e tutto, contro il “sistema Carife”. Gli unici a reagire - e denunciarlo - su 1000 dipendenti, furono appena 52 di loro, a dirsi diffamati e denunciarlo: ma, paradosso dei paradossi, sono stati tutti estromessi dal processo per un cavillo e nonostante i loro legali abbiano più volte annunciato ricorso in Cassazione contro il provvedimento del giudice, per la loro assenza, ieri l’aula era pressochè vuota. E nel vuoto sono risuonate con una eco rimbombante le parole dei testi d’accusa, chiamati dalla procura. A parte la ricostruzione tecnica dell’ispettore della Polizia delle comunicazioni, le parole di Gianfranco Mastella, 67 anni, piccolo azionista Carife (come si definisce) hanno riportato tutti al nodo centrale di questa vicenda. Prima si presenta Mastella, poi si attribuisce un ruolo: «Sono andato in televisione su RaiTre e ho fatto scoppiare io lo scandalo del decreto salvabanche». Prevedibile e confermato: un banale processo per diffamazione, come un boomerang, diventa il primo vero processo pubblico contro la vecchia, amata e poi odiata, Cassa di risparmio di Ferrara. «Toscano? Conosciuto via Facebook, incontrato una volta all’assemblea bilancio 2013, parlato con lui un’altra sola volta». La sintesi dei suoi rapporti, spiega al giudice Carlo Negri: «Condividevo con lui tutte le sue critiche alla Cassa». Poi Mastella si prolunga in «divagazioni». «Le critiche su Carife in assemblea coincidevano cone le mie perplessità». «Tutti dicevano che andava benissimo, Carife: ma 260 milioni di esposizione erano legati ai primi 10 creditori che facevano a gara a chi mangiava di più (su questi aspetti e creditori sono in corso indagini, ndr)». «Con il senno di poi - in crescendo Mastella - visto che sto seguendo con Federconsumatori quanto accade oggi per Carife (le inchieste, ndr), tutto quello che Toscano ha previsto è sicuramente accaduto: il dissesto di Carife, sta venendo fuori che dirigenti e responsabili di filiali consigliavano anziani a investire in Carife.

Mi sono stampato il bilancio 2012, quando le azioni dai 21 euro dell’anno prima sono passate a 5 euro, perdita di 16 euro». Poi si dilunga in altre divagazioni, sulle critiche ai dipendenti, «troppi e che non si ammazzavano di fatica» diceva Toscano: «Io so che quando si fa un salvataggio di una banca, un commissario interviene subito sul personale. Una banca - allusivo e perentorio, Mastella - non viene venduta perchè ha troppi dipendenti. Per come era Carife ne bastavano 300/350, mi risulta siano 950: ditemi allora voi chi è quell’investitore che vorrà comprarla». Divagazioni di economia, spicciola e sdrucciola. Verso i presenti, sempre 7, coi 3 cronisti interessati, molto meno il giudice Negri che concreto e con simpatia mordente invita il «teste- opinionista a rimanere sui fatti». Gli stessi che snocciola un altro teste d’accusa, Raffaella Tancini, anche lei amica di Toscano su Facebook che ha condiviso alcuni post su Carife: su un altro fatto, le troppe filiali di Carife: «tutti soldi buttati - scriveva la Tancini - apparire era meglio che essere. Dirigenti e dipendenti arroganti che imbrogliavano famiglie di operai, ma sotto i vestiti e le griffe e dietro i sorrisi c’era ben altro».

Daniele Predieri

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