La Nuova Ferrara

Ferrara

primo caso in tribunale

Cento, Baltur a processo per l’amianto killer

di Daniele Predieri
Giampaolo Brugioni, 66 anni, l'operaio Baltur morto sabato 3 dicembre di mesotelioma
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Giampaolo Brugioni, 66 anni, l'operaio Baltur morto sabato 3 dicembre di mesotelioma

Dibattimento solo per lesioni: ma l’operaio, Giampaolo Brugioni, è morto. Ora si prosegue per omicidio colposo

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Il processo era diventato una sua nuova ragione di vita, di quel poco che rimaneva da vivere a Giampaolo Brugioni, 66 anni, di Reno Centese, che nel giugno del 2011 scoprì di esser malato di mesotelioma pleurico maligno, malattia legata all’esposizione all’amianto durante la sua vita lavorativa all’interno dell’azienda Baltur di Cento e soprattutto «malattia certamente e probabilmente insanabile», dicono gli atti del processo. Ed è stato così.

La malattia più veloce. L’avvocato che assiste Brugioni e la famiglia oggi ammette sconsolata: «Non è riuscito a vedere la fine del suo processo, glielo avevo promesso, avevamo sperato, ma la malattia è stata più veloce della giustizia». Sabato scorso, 3 dicembre, Giampaolo Brugioni è morto all’Hospice di Bentivoglio e non potrà testimoniare alla prima udienza, importantissima, di lunedì prossimo, 12 dicembre, in tribunale a Ferrara. Non potrà esserci alprocesso che vede sotto accusa l’azienda per cui Brugioni ha lavorato per tutta la vita, la Baltur, e nel ruolo di imputato, l’imprenditore Gianni Fava come legale rappresentante. Un processo voluto dalla procura di Ferrara e già giunto alla fase dibattimentale che tuttavia all’udienza di lunedì prossimo dovrebbe essere sospeso vista la scomparsa improvvisa, ma purtroppo attesa, di Brugioni.

Ora l’omicidio colposo. Verrà tutto rivisto, dunque, in attesa dei risultati dell’autopsia e del cambio di imputazione: da lesioni gravi a omicidio colposo, per la morte sopraggiunta di Brugioni. Non a caso, la procura (pm Giuseppe Tittaferrante) ordinerà l’autopsia, nominando medico-legale e oncologo come periti, per accertare - formalmente - le cause della morte, quel mesotelioma ricorrente in tanti processi all’amianto da Eternit ai petrolchimici di Ravenna o Mantova. Questo di Ferrara, però, è un processo piccolo-piccolo, solo perchè riguarda un caso, quello di Brugioni, che potrebbe diventare grande, perchè potrebbe essere un processo pilota per tutto il Ferrarese. Da anni, infatti, in procura vanno e vengono atti giudiziari sulle morti - sospette - in aziende della provincia, legate all’esposizione all’amianto. E un’inchiesta è aperta da tempo sugli operai morti o malati.

Parola al giudice Landolfi. Il legale della famiglia Brugioni, l’avvocato Daniela Boscolo di Padova già anticipa che lunedì tutto verrà fatto presente al giudice, Debora Landolfi: «Per lunedì prossimo il signor Brugioni era stato chiamato come testimone a integrare, eventualmente, quanto aveva già riferito in incidente probatorio: ora con il decesso si aprirà una indagine nuova e il giudice dovrà fermare il procedimento in attesa dei nuovi atti e risultati». Il processo che verrà, comunque, dovrà mettere a fuoco l’attività svolta da Brugioni all’interno della Baltur di Cento dal 28 febbraio 1978 fino all’epoca del pensionamento del 2014 dove lavorò come tecnico al montaggio e collaudo bruciatori e caldaie.

Quelle guarnizioni... Durante queste attività aveva aspirato polvere di amianto, contenuta nelle guarnizioni in cartone-amianto delle flange che venivano cambiate e adattate nelle operazioni di pulizia e smontaggio su bruciatori e caldaie. Il processo dovrà indicare dal punto di vista giudiziario se questa esposizione fu dovuta alla violazione delle norme di sicurezza sulla protezione dei lavoratori all’amianto oppure no.

La difesa: un solo caso. Ma per Baltur non vi è stata nessuna violazione, precisava ieri il difensore Marco Martines, visto che non è un caso che ci sia solo un caso di mesotelioma: «occorre ricordare - spiega il legale - che è l’unico caso registrato negli anni, nell’azienda, ed è doveroso come difesa esplorare altre possibili cause alternative». Occorre inoltre, spiega, «indicare con certezza se il periodo di esposizione possa essere riconducibile all’epoca di direzione di Fava». E conclude: «Baltur non ha mai avuto casi di mesotelioma tra gli operai nelle stesse mansioni».

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