Caso Lageder, dopo 34 anni Comune vince in Cassazione
Per l’esproprio di un’area il Municipio nel 2011 condannato a pagare 1,8 milioni Ma forse erano giusti i conti del 1982. Ora la causa torna in appello a Bologna
Manzoni demandò ai “posteri l’ardua sentenza” su Napoleone. Fu vera gloria? Il giudizio è ancora sospeso. Sta accadendo la stessa cosa per i Lageder e il pezzo di terra nella zona di Villa Fulvia che nel 1982 venne espropriato dal Comune di Ferrara versando 150 milioni di vecchie lire alla facoltosa famiglia, proprietaria in Alto Adige di un’importante azienda vitivinicola. Sono passati 34 anni e i “posteri” non hanno ancora emesso un giudizio definitivo sulla congruità della cifra, ritenuta esigua dai Lageder - che promossero la causa nel passato millennio.
La Corte di Cassazione ha appena rispedito alla Corte d’appello di Bologna il fardello del civile contenzioso tra Comune e Lageder, intimando ai colleghi di fare meglio i conti. Stando alla sentenza della prima sezione civile della Cassazione al Comune è stato chiesto di svenare più soldi del dovuto. Il terreno in questione era edificabile in base al Prg e il Comune se ne appropriò per realizzare un Peep, Piano di edilizia economico popolare: dentro questo passaggio si intersecano le diverse interpretazioni sui valori da attribuire all’area, sugli indici di edificabilità, le volumetrie e sui meccanismi del calcolo differenziale.
Nel 2011 i giudici dell’appello, che sposarono in toto le ragioni dei Lageder, incrementarono del 50% il valore venale del bene oggetto di esproprio e stabilirono che il Comune doveva versare un milione e 800 mila euro: una cifra lievitata in nome del giusto valore dei terreni, delle rivalutazioni e degli interessi maturati. I soldi sono già nelle tasche degli eredi Lageder, essendo defunto l’Osvaldo Lageder che era l’originario proprietario dei terreni ubicati nella zona di Villa Fulvia. Per avere i quattrini gli eredi Lageder ottennero nel 2012 il pignoramento dei conti correnti del Comune di Ferrara e non vollero nemmeno concedere una rateizzazione, tant’è che Tagliani e l’allora assessore al bilancio Luigi Marattin per rimediare la necessaria liquidità dovettero chiedere aiuto alla Holding Ferrara Servizi (comprò dal Comune azioni Hera per 500 mila euro), all’Azienda Farmacie Comunale (acquistò dal Comune per 500 mila euro l’edificio in via Naviglio destinato a ospitare la farmacia comunale di via Pomposa) e alle banche (venne acceso un mutuo di circa 800 mila lire). Marattin se ne uscì con una delle sue: «L’esproprio risale al 1982 (inizio dell’era Soffritti) ma il primo atto è del 1979 (era sindaco Claudio Vecchi), quando io ero ancora nella pancia di mia madre».
Mentre con una mano il Comune pagava, con l’altra scriveva il ricorso alla Cassazione nella speranza di trovare ascolto. Quattro anni dopo la Cassazione ha dato soddisfazione al Comune.
La sentenza non dà i numeri, ma stabilisce i criteri-guida per fare, chissà, definitiva giustizia. Dice per esempio che i 150 milioni di lire ritenuti insufficienti dai Lageder, non erano stati calcolati poi così male nel 1982; corregge anche i giudici dell’Appello, i quali per determinare il valore complessivo dell’area avevano tenuto conto di un indice di edificabilità diverso da quello previsto dal Prg. A rifare i conti sarà sempre la Corte d’Appello di Bologna «in diversa composizione» come avverte la Cassazione.
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