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Unindustria non molla: «Modena la scelta giusta»

Il presidente Maiarelli: è quello il treno dello sviluppo da agganciare Il direttore Bonora: chi parla di commissariamento lo fa in modo improprio

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Sventola la bandiera del partito modenese in casa Unindustria. La speranza è che altri la impugnino, per partire lancia in resta contro il partito ravennate. Si cerca marito per la Camera di Commercio di Ferrara: troppo piccola per rimanere da sola, dice la riforma. «Per noi la direzione più ovvia è verso l'Emilia - dice Riccardo Maiarelli -. Non ne facciamo un discorso dimensionale, bensì economico. I nostri legami sono con quella realtà, più che con la Romagna, come dice un sondaggio sui nostri associati: quasi l'87% ha più rapporti con Bologna e Modena, solo il 6% con l'altra opzione».

Si vuol far pesare il ruolo della manifattura e della meccanica in particolare, poi Unindustria aggiunge altre motivazioni per guardare a ovest, dove corre «il treno dello sviluppo da agganciare»: le infrastrutture, le aree vaste già in piedi su sanità e trasporti, i percorsi culturali e turistici “Terre del Ducato”, le università, i progetti di alternanza scuola-lavoro e i Centri per l'impiego. «Anche l'area Sipro di San Giovanni d'Ostellato è frutto di investimenti di aziende bolognesi», osserva Maiarelli. Chi propende per Ravenna mette in primo piano il turismo. «Certo: un riferimento del nostro territorio è la costa, ma non è affatto in contraddizione con la nostra scelta», replica Roberto Bonora. Per Unindustria in fondo il dilemma non è mai stato tale, men che meno dopo la formalizzazione, appena due giorni fa, della fusione con le realtà omologhe di Bologna e Modena. «Ma non è questo a spingerci, si guardi invece alle motivazioni che sono alla base di quella unione», consiglia Bonora. Domanda: Modena ci vuole veramente? «Vero che non sarebbe obbligata a fondersi - dicono gli industriali ferraresi - e che non è lei a correrci dietro, però anche là inizia a maturare che l'idea di unirsi a noi sia un'opportunità». Entro gennaio la scelta; la divisione con il partito ravennate (guidato da Ascom) rischia di portare a uno stallo e mettere tutto nelle mani del governo. «Chi parla di commissariamento lo fa in modo improprio», replica Bonora a Giulio Felloni. «Ci rivolgiamo - spiega Maiarelli - a tutti i componenti del consiglio, dove siedono anche professionisti, sindacati e consumatori. Non desideriamo la spaccatura e se la scelta finale non dovesse essere la nostra continueremo a lavorare in Camera fino in fondo. Ne abbiamo sempre riconosciuto il ruolo, anche distanziandoci da Confindustria nazionale che era per l'abolizione. Quando nel 2013 - ricorda Maiarelli - ci furono difficoltà per le nuove cariche noi facemmo un passo indietro: non siamo sobillatori». In conferenza stampa c'era tutta la squadra Unindustria in Camera di Commercio: la rappresentante in giunta Ferri e i consiglieri Zaghi, Pollini, Paltrinieri e La Valle.

Fabio Terminali

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