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«Amianto, fiduciosi sugli esiti delle inchieste»

«Amianto, fiduciosi sugli esiti delle inchieste»

Il presidente Aeac Alberti: «I primi esposti in procura stanno dando frutti Ma la malattia è più rapida della giustizia, importante terminare le bonifiche»

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L’amianto uccide sempre di più, e adesso come annunciato da tanti addetti ai lavori, arriverà il picco. Dopo l’ultimo decesso di un operaio, Giampaolo Brugioni, al centro di un processo che vede sotto accusa l’azienda per cui lavorava, la Baltur di Cento, altri possibili sviluppi giudiziari sono attesi a Ferrara sulle indagini in corso per morti e malati di amianto.

Ma la giustizia è più lenta della malattia che aggredisce e uccide: «Sono sempre di più in queste situazioni le persone che silenziosamente ci lasciano senza avere giustizia», riflette Alberto Alberti dell’ Aeac (associazione esposti amianto e cancerogeni).

«Posso dire che i primi esposti presentati in procura da tempo, portano la mia firma come presidente Aeac e del legale che ci è stato vicino, David Zanforlini, e da tempo attendiamo sviluppi che da quanto sta emergendo potrebbero essere sempre più concreti per accertare quanto sosteniamo su morti e malattie sospette»

Operai e lavoratori «persone anonime che hanno lavorato senza sapere che il prodotto che trattavano era amianto oppure contenente amianto».

Ma per saperlo occorrono indagini e poi i processi. Che si faranno, perché ciò che più conta è arrivare alla verità, alla certezza sui fatti, ma è sempre più difficile raggiungere questi risultati: «Sì, sono altrettanti troppi i casi - denuncia Alberti - di cui i familiari non parlano per discrezione o perché non conoscono la realtà dei fatti».

Da anni Alberti con la sua associazione è diventato un punto di riferimento sugli accertamenti della malattia, in tutto il Ferrarese: «Ogni lavoratore la mattina quando esce di casa per recarsi al lavoro mai più pensa di tornare la sera ammalato: se conoscesse l'effetto del prodotto che tratta e se fosse dotato di mezzi infortunistici adeguati, sarebbe più consapevole di poter tornare la sera a casa come quando la mattina ne è uscito».

Ma al di là delle riflessioni generiche, occorre proporre qualcosa di concreto.

«L'amianto purtroppo è un minerale che uccide. Questo minerale dobbiamo bonificarlo perché una volta trattato come consiglia la medicina del lavoro, viene incapsulato, incellofanato. A quel punto se viene allontanato dagli agenti atmosferici, sole, pioggia, neve, vento, diventa innocuo. Non emetterà mai più fibre perché lui ricerca il suo ambiente originario: la quiete. Quindi la lastra di eternit se incapsulata e impachettata con questi due livelli di sicurezza abbiamo la garanzia di non inquinare l'ambiente».

La sua proposta? «Quella di bonificare tutto l'amianto a vista e creare dei depositi temporanei, nello stesso tempo investire nel processo di inertizzazione che modifica la molecola e la trasforma in altra non più killer. E in un secondo tempo, svuotare i depositi: questo produrrebbe posti di lavoro liberando l'ambiente da questa fibra di conseguenza salvando tante vite umane: ripeto finchè avremo amianto sopra la testa l'avremo nel corpo umano pronto per colpirci tutti nessuno escluso».

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