«La linea del 40% segnerebbe la fine dei Democratici»
«L'idea, che una parte del partito ha sostenuto nelle primissime ore dopo il referendum, di "andare a vedere" subito cosa c'è nel 40% degli elettori che hanno votato Si, giocando d'anticipo sulla...
«L'idea, che una parte del partito ha sostenuto nelle primissime ore dopo il referendum, di "andare a vedere" subito cosa c'è nel 40% degli elettori che hanno votato Si, giocando d'anticipo sulla richiesta di voto anticipato delle opposizioni, è un azzardo che va contro gli interessi del Paese». L’Area Unità riformista, che a Ferrara ricomprende le minoranze del Pd più o meno ostili a Renzi, ha definito posizioni e richieste dopo il referendum e l’apertura della crisi di governo. «Tirare dritto sulla strada del 40% - dice il coordinatore di Area riformista Massimo Buriani a integrazione del documento scaturito dalla riunione - significherebbe andare verso il Partito di Renzi, il che equivale alla sostanziale fine del Pd così come è stato concepito. Occorre prendere atto che hanno votato contro la riforma costituzionale anche molti elettori del Pd e del centrosinistra». Che ad avviso di Buriani e di Area riformista sarebbe non solo opportuno, ma doveroso e utile coinvolgere». Ma ecco per punti il pensiero del Pd ferrarese non renziano.
Il referendum. I tanti No «sono anche frutto dell'arroganza e sufficienza con cui sono state trattate organizzazioni (sindacali e culturali) che pure associano milioni di iscritti e che hanno costituito storicamente le radici e lo "zoccolo duro" del centro sinistra e della cultura riformista del nostro Paese».
Legge elettorale. «Sarebbeprofondamente irresponsabile portare il Paese al voto senza una nuova legge elettorale che renda omogenee le modalità elettive di Camera e Senato».
Le urne. «Solo dopo l'approvazione della nuova legge elettorale, e solo se il governo non dovesse trovare la maggioranza parlamentare per proseguire la sua azione fino a fine legislatura, si potranno sciogliere le camere ed andare al voto».
Quale governo. La preferenza va a «un autorevole governo istituzionale con il mandato di attuare i primi decreti attuativi previsti nella Legge di bilancio», nonchè occuparsi del post terremoto, «sostenere i segnali di ripresa economica e occupazionale in atto e mantenere in sicurezza il sistema bancario».
Quale Pd. Prima cosa «evitare nel modo più assoluto le tentazioni di rivincita e il lancio di ulteriori sfide ad un Paese ormai stanco di parlare solo di assetti istituzionali». Per ricostituire il senso di comunità nel Pd «occorre un segretario che sia capace di ricostruire il partito ed i circoli e di fare unità e sintesi tra le diverse sensibilità».
Quale segretario. Serve «un segretario scelto non solo perché "è l'unico che può farci vincere le prossime elezioni", ma per la sua capacità di riaffermare i valori e l'identità del Pd e di farci ritrovare le motivazioni e la voglia di rimanere in questa comunità di persone (anche quando si perde)».
Via Renzi. È bene che non sia «Renzi a portare il Pd al congresso. Auspichiamo la nomina di un segretario di garanzia fino ad un nuovo congresso che dovrebbe tenersi prima delle elezioni politiche».
Nuove regole. Occorrono nuove regole per le primarie. «Primarie riservate agli iscritti per eleggere il segretario. Primarie aperte agli elettori per la scelta del candidato premier». Inoltre «dobbiamo tornare a separare le cariche di premier da quelle del segretario».
Messaggio a Vitellio. «Riteniamo si debba aprire una discussione e un’analisi approfondita sui risultati del voto anche nella realtà provinciale». Area riformista chiede al segretario provinciale del Pd Luigi Vitellio «un riequilibrio della linea politica della segreteria e una gestione più unitaria del partito, visto anche la crescente divaricazione del voto tra Ferrara e i Comuni della costa».
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